speakeasy Annalisa Testa

Ruby Copenhagen


Un cocktail bar nella lista dei World’s 50 Best Bars con uno speakeasy nascosto dietro la porta del caveau della vecchia banca che lo ospita.

Quelle casuali sono le scoperte più belle. Come certi viaggi: i migliori iniziano sempre con un salto del buio. Viaggio di lavoro a Copenhagen. «Devi mappare la città per il prossimo numero di Icon», ha detto il mio direttore. «Porta a casa i migliori ristoranti, l’hotel più figo (trovato: si chiama Central Hote&Cafè, e ha solo una camera) e poi design store, concept store, snekaer store, bike store...». “E cocktail store?”, replico io. «Si, ok. Anche un cocktail bar, giusto».

Detto. Fatto. Ruby Cocktail Bar, al 10 di Nybrogade, ovviamente nella lista dei World’s 50 Best Bars. Il gioiello della corona di Copenhagen, un cocktail bar di un’eleganza regale, un appartamento in un palazzo storico del 1740. Marmo bianco, luci bassissime (a proposito di salto nel buio), sgabelli in legno in perfetto stile nord europeo, poltrone in pelle dalle curve voluttuose. E poi una sorpresa. Un piano interrato, il vecchio caveau della banca che occupava questo spazio a fine Ottocento, e la sua porta blindata che indica la via, solo a pochi, per accedere ad un lussuoso speakeasy con spirts vintage tenuti sotto chiave in vetrinette d’antquariato.

Ci capito per caso. Una via buia e silenziosa. È tardi, sto rientrando in hotel. Ma le mie orecchie non mi tradiscono, sento il tintinnio del ghiaccio che mescola gli ingredientri dentro uno shaker vigorosamente agitato da qualcuno. Non trovo l’ingresso. Nono ci sono cartelli nessuna insegna. Solo una vecchia porta in legno massiccio e un targetta in ottone grande come un pacchetto di sigarette. Ruby. Spingo la porta e mi tuffo in un mondo di ingredienti magici, di tecniche farmaceutiche, miscele invecchiate, bottiglie con etichette scritte a mano, e bicchieri di cristallo.

Mi siedo al banco. Da sola, come sempre. Sfoglio il menu, il bartender mi guarda incuriosito. Una lista cocktail corposa divisa in Seasonals Cocktails, Ruby Cocktails (i signature) e Classic Selection. Ordino un drink di stagione. Si chiama Postie Fizz (in foto), un fizz di sciroppo di rabarbaro fatto in casa con foglie di geranio, Rum Botran Reserva Blanca Guatemala, succo di limone e albume d’uovo. Shakerato, double strain in calice di cristallo e top di soda.

«Secondo me devi assaggiare qualcosa di più forte». René Hedeland Larsen, general manager del cocktail bar mi ha già inquadrata, senza che nemmeno abbia aperto bocca. «Ti preparo un Diplomat». Rum Diplomatico Reserva Exclusiva, una goccia di lime spremuto, zucchero di cocco e champagne. Gentile, dolce, ricco.

Lo sorseggio con calma, poi mi accompagna di sotto. Nel secret bar. Piccolo, ci stanno al massimo venti persone. All’ingresso quattro poltrone rivolte verso un cofee table, dietro vetrinette boiserie chiuse a chiave a proteggere spirtis dal valore inestimabile. Un altro menù, un altro bartender. Assaggio il best. Tears for Pears. Infusione acidula di Tanqueray Ten, acquavite D Argentum mescolata ad una tintura di chiodi di garofano, purea di pera e top di acqua tonica Fever Tree. Fruttato il giusto, quasi secco e direi anche abbastanza leggero. Ci tornerò, ogni sera, per tutta la durata del lavoro. E magari anche in estate, perassaggiare la summer drink list. Un cocktail bar da segnare con una stellina sulla Google Map off line.