speakeasy Annalisa Testa

Apéritif à la française


Non solo cinema. A Venezia anche cocktail e baguette francesi.

La mia esperienza con il Cinema di Venezia quest’anno è stata un “mordi e fuggi”. Anzi, direi più un “bevi e fuggi”. Ventiquattr’ore di permanenza, due apritivi abbondanti, un pranzo e cena magistralmente intavolati da Andrea Berton e una mezza dozzina di (inaspettate) miscelazioni.

La location, il cortile e il piano nobile di Palazzo Contarini Polignac, uno dei più antichi di Venezia.  L’allestimento, una panetteria francese, la Boulangerie Bleue di Grey Goose vodka in cui si insegnava a fare il pane con quegli stessi ingredienti che sono l’anima della vodka premium francese: il puro grano della Piccardia e l’acqua purissima di Gensac-La-Pallue. Insomma,  un’atmosfera da Riviera Francese, con le sdraio con le tele a righe bianche e blu, i camerieri con il panama in testa, un giovane pittore che dipingeva ad acquerello i canali di Venezia e Le Grand Fizz Bar dove ovviamente ho piantato i tacchi tutto il giorno (e tutta la notte). E qui è iniziata la mia mixology&food experience accompagnata da François Thibault, cellar master e patron di vodka Grey Goose, Claudio Bedini, brand ambassador e alchimista che ha realizzato i cocktail per l’intero weekend e Andrea Berton che ha presentato un food pairing menu con il distillato francese.

È solo il preludio del light luch. A tavola servono capesante alla plancia con liquirizia e patate soffiate, poi risotto mantecato alle erbe di provenza, crema di olive taggiasche e polvere di cappero. Al posto del vino una sorpresa. Due liquidi che solo all’aspetto sembravano vino bianco e vino rosso. Si chiamano Grey Goose Expirit Blanc e Expirit Rouge. Il primo, con vodka alla pera, succo di mela pressata, sidro francese, crème du peche e acqua minerale. Il secondo, vodka, Martini rosso, crème de cassis, succo di melagrana e barbabietola e acqua minerale. Entrambi preparati qualche ora prima, raffreddati in frigorifero e serviti senza ghiaccio da un decanter da vino. «L’idea nasce dalla voglia di raccontare la vodka a tavola», mi spiega François Thibault. «È sia un lavoro di pairing con lo chef, ma anche il tentativo di andare oltre ala classica mixology da aperitivo o after dinner».

Lo stesso rito si ripete la sera. Cambio d’abito. La cena è servita al piano nobile. L’oufit degli ospiti ricorda quello di certe fotografie degli Anni Cinquanta di St Tropez. Bevo un paio di Grey Goose Martini servendomi dai vassoi dei camerieri vestiti come gondolieri, di bon bon di baccalà al nero di seppia e mini panini alla piastra con gamberi e salsa rosa e quiche lorraine, pinoli, uvetta e spinacini. Il menù di Berton non delude. A cena mi servono  merluzzo sfogliato con salsa vichyssoise e rabarbaro, conchiglie di pasta e calamari, che accompagno con un Expirit Rouge. E poi pollo di bresse con crema di patate e il famoso uovo di yogurt e mango che divoro con un altro calice di Expirit Blanc.

Al piano di sotto, nel frattempo, il dj ha iniziato a suonare. Ma io ho un altro tasting, a mille chilometri da Venezia, quindi a mezzanotte, come una puntuale Cenerentola, abbandono il ballo. Soddisfatta.