speakeasy Annalisa Testa

Le Vie del Lusso


Quattro pit stop a cinque stelle nella Milano da bere (d’estate)

Una cocktail experience lunga una notte. Iniziata all’ora dell’aperitivo al bancone del Mandarin Oriental e terminata con una light dinner al Four  Seasons di Via Gesù.

Ma partiamo dal punto zero. Pernod Ricard stuzzica la mia curiosità invitandomi ad un cocktail tour nel cuore della Milano da bere (slogan nato nel 1987 per mano del pubblicitario Marco Mignan incaricato di rifare l’immagine all’Amaro Ramazzotti, consegnato poi all’immagine dello stile milanese). Quattro tappe. Quattro cocktail preparate da quattro bartender sulla cresta dell’onda.

Pronta. Appuntamento da Mattia Pastori, di cui ho già raccontato virtù e prodezze diverse volte (e di cui non vedo l’ora raccontare le novità). Il suo drink di punta è Alice in Wonderland. Già testato, ma ne bevo un altro volentieri. Ecco così che sul bancone mi servono un bicchiere in cristallo sospeso su una struttura in rame che contiene Absolut Elyx, succo di guava rosa, spremuta di pompelmo rosa, centrifuga di zenzero, sciroppo di lychee e albume d’uovo. Ottimo inizio. Tra l’altro qui che mi fan andare via di testa sono i finger food che servono durante l’aperitivo: polpettine di baccalà fritto su crema di patate, cialde di parmigiano e rosmarino, trancetti di tonno al sesamo, olive giganti, anacardi e grissini (da ordinare extra i dim sum al vapore che sono una bomba). Una cena, insomma.

Tra i must della sua carta nuova cocktail per l’estate, però c’è anche il Mo-Mule, Ketle One Vodka, liquore al lampone, zenzero fresco, spremuta di pompelmo rosa e ginger ale, servito in una tazza Seletti (da ordinare anche a metà pomeriggio simulando il tè delle cinque).

La seconda tappa è al Mio Bar del Park Hyatt (hotel 5 stelle lusso Progettato dall’architetto Ed Tuttle) al bancone del mixologist Alessandro Iacobucci Viton. Animo raffinato ed elegante. È qui che conosco Mr. Smith. Un cocktail base whisky Glenlivet 18 anni, Campari, Sherry fino, Carpano Antica Formula e un twist di arancia e limone che mi ha messo a dura prova (suggerisco di fare qui l’ultima tappa del tour). Il drink è ricco e complesso, ma davvero bilanciato nonostante la botta alcolica non proprio leggera.

Facciamo due passi e approdiamo al bancone di Tommaso Cecca al Trussardi la Scala. Un attimo di relax nelle comode poltrone in pelle del piano lounge dove il mixologist più elegante del cuore di Milano ci spiega la preparazione del suo Applyx e della “trilogia della mela”. «Dopo l’Apple Tru/Passion che ho preparato per gli innamorati a San Valentino in cui protagonista era una mela Stark Delocious green, ho scelto di puntare sull’oro massima evocazione di lusso ed esclusività», spiega mentre armeggia dietro al bancone. «L’infusione è tra la vodka Absolut Elyx e la polpa di una mela renetta, mescolata poi a zenzero, gocce di Liquore amarancio Borsi, liquore al sambuco, cannella, zucchero e limone di Amalfi e servita freddissima». Ne ordino due.

L’ultima tappa è da Luca Marcellin, in una delle sue ultime sere come barmanager del Four Seasons di Via Gesù prima che iniziasse la sua nuova avventura al Drinc Cocktail Bar (di cui presto scriverò). Il cocktail? Un perfetto Martini con Playmouth gin,
 Vermouth alla camomilla e bitter del Foyer che replica (quasi) all’infinito il brivido godurioso del primo sorso. Per finire una coppa di Champagne e una cena servita su vassoi d'argento.