R.P.M.
di Paolo Sormani

Lunga vita al Mostro


A 25 anni, il Ducati Monster è già diventato un grande classico della moto contemporanea, come lo Sportster e la Bonneville. Arriverà ai 50, come gli altri due?

La prima volta che lo avvistai fu esattamente un quarto di secolo fa, mentre vagavo in una mostra scambio di auto e moto classiche in cerca di ricambi per una Guzzi che faceva correre le mie inquietudini di venticinquenne. Era giovanissimo, ma già affamato. Il Monster parcheggiato all’ombra di un capannone sembrava in agguato. Pronto a fare strage di tutto quel vecchiume. Largo ai giovani, alla velocità, alla brutalità del gas. Era vero solo in parte. Del passato il Ducati Monster 900 recuperava il concetto di moto essenziale, spogliata delle carene e del superfluo. La potente architettura del bicilindrico Desmo a L era ingabbiata nel telaio a traliccio che apparteneva alla Supersport disegnata da Miguel Galluzzi. Un argentino con il fisico da rugbista e innamorato del design sportivo classico, che aveva già recuperato l’estetica da cafe racer della Ducati 750 SS dei primi anni Settanta.

Con il minimalismo del Monster, 25 anni fa Galluzzi fece piazza pulita della plastica e dell’inutile sofisticazione creando un classico che anticipava al futuro guardando al passato. Come ama ripetere, “tutto ciò di cui hai bisogno sono una sella, un serbatoio, il motore, due ruote e il manubrio”. Aveva ragione. Nel nome del “meno è meglio”, il Monster fu il precursore di un nuovo segmento, quello delle Naked, che avrebbe dominato vent’anni di mercato moto.

Nonostante l’ultimo modello di Monster, l’821, non condivida un singolo pezzo con il primo 900 a carburatori, è sempre lui. Inconfondibile a prima vista. È stato adottato dalla famiglia dei grandi classici, quella dello Sportster e della Bonneville, già prima del suo 25° anniversario. Chissà se è qui per restare, scommetterei di sì. Lunga vita al Mostro.