R.P.M.
di Paolo Sormani

Quasi quasi mi faccio il brand


Che tristezza vedere la maestà dei grandi marchi del passato sulle T-shirt e certe cinesate. Cercate un brand? Metteteci il nome. E la faccia, o almeno una storia da raccontare

Il 27 gennaio c’è la possibilità di portarsi a casa la Excelsior-Henderson. La marca, non la moto. Sarà battuta dalla casa d’aste americana Mecum, un bel pacchetto completo di proprietà intellettuale, marchi, brevetti e materiali, annessi e connessi. Excelsior-Henderson è stata una delle Big Three americane del Novecento con Harley-Davidson e Indian. Dopo la Grande Depressione e decenni di oblio c’era stata una resurrezione transitoria negli anni Novanta con la Super X. Qualche migliaio di moto costruite, poi giù la serranda. E ora sotto a chi tocca, venghino siori venghino, abbiamo un nome e una storia epocali. Chissà che fine faranno. Su qualche giubbotto o T-shirt tipo Matchless? O magari su una E-bike: in fondo Excelsior-Henderson appartenne a Ignatz Schwinn, il costruttore di biciclette.

Sono un laico, non credo ai miracoli. Soprattutto se devono accadere due o tre volte. È andata bene a Indian, persino a Brough Superior. Norton fatica a riemergere. Il marchio BSA se l’è comprato Mahindra, chissà. In Italia sono resuscitate (più volte) Benelli, Moto Morini, Fantic e SWM. Però che fitta allo stomaco, al Salone di Milano, nel vedere nomi gloriosi come Mondial, Parilla e Lambretta appiccicati ai motori cinesi, a brutti scooter e alle bici elettriche. Ci vuole rispetto. Ci vuole soprattutto la convinzione che esiste un tempo e un luogo per tutto. Quindi anche per la maestà delle grandi marche. Hanno raccontato grandi storie di velocità e di vita, lasciamo che continuino a farlo, ma dai libri.

Mi mettono tristezza gli outlet dei marchi. Non mi fido di chi non ci mette il suo, di nome; di chi si nasconde dietro al passato remoto. Iniziare a costruire auto e moto oggi non è difficile, è “romantico”, secondo il garbato eufemismo di uno dei soci fondatori della milanese CR&S. Però ci hanno provato, sull'esempio dei fratelli Castiglioni con Cagiva e Arturo con le sue Magni. E continua a provarci anche l’artigiano veneto Umberto Borile con le moto che portano il suo cognome. Nelle auto ci è riuscito - eccome - Pagani. Cercate un brand? Quel brand siete voi, lasciate stare i fantasmi. Procurano i brividi e basta.

Al limite, fate come me: nel picco della moda delle biciclette fixed avevo recuperato un telaio da corsa di pregio e uno scatolone di oreficeria Campagnolo. Il giochino era quello di riverniciare i tubi di rosso brillante, rimontare il tutto e istoriare la bici di decal con il pianeta, l’iride e la marca Sormani. Modello: Criterium Competizione. Poi mi sarei palesato all’Eroica con outfit dedicato: “Eeeh le Sormani, non le conosce nessuno. Lui era un telaista raffinatissimo, un brianzolo che nei primi anni Ottanta si è messo in proprio dopo aver lavorato da Colnago e Rossin. Ne ha costruite 50, poi è sparito, non se n’è più saputo nulla. Ma che bici. Rarissime, un segreto da intenditori. Questa mi hanno detto che vale non meno di cinquemila euro”. Volete mettere, per un'autentica Sormani?