R.P.M.
di Paolo Sormani

East Eicma Motorcycle


Come e perché le moto custom si sono fuse nell’atmosfera del mercatino vintage più bello di Milano.

Sono sempre stato un frequentatore affezionato dell’East Market, il mercatino più bello e variegato che si ricordi a Milano dai tempi in cui la Fiera di Senigallia era affacciata sulla Darsena. Si tiene in una bellissima ex fabbrica in via Ventura a Lambrate. Di solito all’East Market vado con mio figlio Giacomo a caccia di vinile, giacche di seconda mano, videogiochi anni Ottanta, cose così. Quindi immaginatevi cos’ho risposto quando EICMA mi ha chiamato per trasformarlo in una versione moto. Pierfrancesco Caliari, il direttore generale dell'ente che organizza il Salone della moto più importante al mondo, mi ha affidato i contenuti di un progetto nuovo e senza precedenti. Una situazione che riunisse l’atmosfera del mercatino vintage a quella di un bike show di moto custom e classiche di alto livello. Un po’ come fondere il Rose Bowl di Los Angeles o lo Spitalfields Market di Londra con il Bike Shed.

Il nome è venuto naturale: East Eicma Motorcycle. L’obiettivo è stato da subito altrettanto chiaro: trovare una dimensione più consona al custom rispetto ai padiglioni della Fiera di Milano Rho. E nello stesso tempo, avvicinare alla moto le persone curiose, amanti del bello e del design, o i motociclisti esigenti – e allergici alla folla - in una dimensione informale. Gente che s’infila più volentieri in un mercatino e meno in una fiera che concentra oltre mezzo milione di appassionati. Non appena ho saputo che ne sarei stato nominato art director, ho chiesto subito se fosse prevista una divisa in pelle e paillettes, una mise tipo quella di George Michael nel video di Faith. In cambio ho ricevuto espressioni sorridenti e velatamente preoccupate, ma alla fine East Market Motorcycle è stato un successo. Con diversi aspetti migliorabili, ma tutto sommato niente male per essere una sperimentazione pura concretizzata in non più di due mesi.

Mi ha colpito come al commento-tipo “è stato figo”, gli ospiti internazionali abbiano aggiunto “non sembra l’Italia”. Si aspettavano cioè di ritrovare un evento del genere a Brooklyn, Londra o Berlino, perché a Milano non si era mai visto nulla del genere. Il bersaglio di unire categorie di persone solo apparentemente incompatibili è stato centrato. Gli espositori storici dell’East Market si sono stupiti di trovare gente assolutamente mai vista, mentre i rudi biker hanno scoperto un pubblico curioso e amante del design su due ruote. Provarci è stato divertente, riuscirci gratificante. La prossima edizione? Ci stiamo già pensando. E intanto metto sul piatto il disco dei CCCP che mio figlio ha voluto a tutti i costi sabato pomeriggio.