R.P.M.
di Paolo Sormani

I motociclisti? In Italia contano nulla, zero


L’ennesimo paradosso di un Paese dove il popolo delle due ruote esige il giusto rispetto, ma non sa chiederlo.

“Sconto, ma che sconto vuoi? Da noi i motociclisti valgono zero. Nulla”. Senza muoversi dal suo gabbiotto, l'amico che lavora come casellante fotografa con nitidezza  la situazione della moto italiana alla vigilia di EICMA. Sarà un altro Salone da record: 1.626 espositori, un padiglione in più, 150 anteprime assolute. L’Italia si è appena confermata il mercato più importante in Europa per le moto: da noi ne girano 6.540.201, circa 108 ogni mille abitanti, sono tantissime. Nel solo 2016 ne sono state immatricolate più di 217.000, non male se consideriamo la stagnazione dell’economia nazionale.

Fin qui le luci della fotografia in bianco e nero. Le ombre stanno nella scarsa considerazione di cui godono gli utenti. Nel pericolo - scongiurato a fatica - che la Commissione Trasporti della Camera vietasse il fuoristrada su tutto il territorio nazionale. Sarebbe stata una catastrofe e solo per tutelare mediocri interessi di parte. Beghe da club alpino. E poi c'è l'epilogo della campagna “Metà pedaggio”, portata avanti dalla FMI, da ANCMA (l’Associazione Costruttori moto di Confindustria) e dalla rivista Motociclismo. È finita come sappiamo, con il 30% di sconto da richiedere espressamente a fronte del noleggio di Telepass Family apposito, che costa 1,24 euro al mese. La Società Autostrade comunica che finora ne sono stati emessi 8.100, poco più di un millesimo degli otto milioni di Telepass circolanti in totale. Quindi sì, in autostrada i motociclisti valgono zero, nulla. Giusto il tre per cento del traffico veicolare. Un po’ come le famose 500 elettriche per Marchionne, le moto costituiscono più una seccatura. Se potessero, probabilmente le Autostrade aumenterebbero la tariffa del 30% per togliersele definitivamente di torno. Mezzo vuoto o mezzo pieno, questo è il bicchiere.

Fatti due conti, se i motociclisti fossero un partito trasversale starebbero in Parlamento - e bene. Muovono l’economia, ma a Roma contano l’equivalente di un venditore ambulante davanti al centro commerciale. È vero, i Costruttori non fanno lobbying, ma la colpa è anche e soprattutto dei diretti interessati. La Federmoto è l’istituzione che ha l’onore e l’onere di rappresentarli, ma il numero dei suoi iscritti, circa 130.000, aiuta a capire la cronica assenza di capacità di rappresentanza e di pressione di una categoria con le gomme sgonfie che non sa mobilitarsi come fanno all'estero. Prima ci s'indigna, poi si fa un giretto da soli e l'incazzatura passa. Okay, mettersi in moto serve anche a questo, ma dovrebbe pur portare più lontano.