R.P.M.
di Paolo Sormani

Storytelling da portellone


Come gli Italiani sono tornati a raccontare il privato e la società che cambia appiccicando un adesivo sul lunotto dell’automobile.

La Fiat 131 Mirafiori di uno zio con lo scudetto dell'Inter. La Renault 4 bianca con lo sticker giallo Energia nucleare? No grazie. E la vetrofania Soffritti sulla Opel di papà che mi faceva sorridere e metteva appetito. Sono alcune delle immagini che mi sono portato nel borsone dei ricordi degli anni Settanta e Ottanta. Tutte e tre sono un adesivo incollato sul lunotto posteriore. Perché una volta le automobili erano quello che sono diventate le T-shirt: superfici dove esprimere se stessi. La decal del concessionario dove avevi firmato le cambiali, l'adesivo della squadra, l'indice che ammoniva Gesù unica via, persino il colore della carrozzeria raccontava qualcosa di sé, negli anni in cui il privato era ancora pubblico.

Poi le lamiere si sono metallizzate e gli adesivi diventati pericolosi per lo status sociale. Giusto un rigurgito di patrio orgoglio dopo Italia 90 quando sui portelloni cominciò a diffondersi il tricolore nazionale, regolarmente con il rosso a sinistra. I ragazzi diventano uomini e mettono famiglia. Arriva il primo lieto evento da annunciare: baby a bordo, gentilmente offerto dallo sponsor del passeggino. Poi la famiglia cresce: dopo Pietro arrivano Matteo, Noemi, il cane, il gatto. Tutti in fila sul portellone, stilizzati come i disegni dei bambini della materna. Ho sempre minimizzato questo genere di esibizione appiccicosa e insulsa, finché nel parcheggio del supermercato un lunotto ha attirato la mia attenzione. Diceva: Mamma, Francesca. E basta. Il papà era sparito. L'animale domestico, probabilmente smaltito nel bidone dell'umido. E di altri fratelli nemmeno a parlare.

Mi sono reso conto che attraverso un media così idiota, gli italiani sono tornati a raccontare il privato fuori dai social. La famiglia che si riduce e poi (forse) torna ad allargarsi. La famiglia che cambia: fra poco gli adesivi, che sono modulari e personalizzabili, potrebbero diventare Papà, Papà, Matteo, Micia. Oppure Mamma, Mamma, Pietro. E via di possibilità di permutazione fra genere, numero di figli, bestie e nome dell'idraulico, in nome del genetically correct. È la vita. E l'Italia che cambia restando fedele a se stessa, alla faccia dell'omologazione Euro.