R.P.M.
di Paolo Sormani

Father & Son – 3 di 3: Sweet Home Alabama


Il paradiso terrestre per i malati di motori esiste e si trova a Birmingham, Alabama. Il Barber Motorsport Park e Mobile sono le ultime tappe di un viaggio destinato a durare a lungo.

Lo scrittore francese Albert Camus sosteneva che il vero valore aggiunto del viaggio risiede nella paura, nella scoperta lontana dal nostro habitat. Siamo ansiosi e insieme porosi, con i sensi sempre all'erta per assorbire ciò che fa vibrare l'essere. La dimensione spirituale e la destinazione interiore sono ciò che lo distinguono dalla vacanza: e libertà e paura non era il sottotitolo italiano di “Easy Rider”? Una semplice verità che, al manubrio della Harley-Davidson Street Glide in picchiata dal Tennessee all'Alabama mi predispone a rispondere alla solita domanda del rientro: ti sei divertito? Sul sellino posteriore sento Giacomo in sintonia sui miei pensieri, mentre s'ingegna a non disperdere il nostro bagaglio sulla Highway 65. Di tanto in tanto indica con divertita incredulità i cartelli delle congregazioni bigotte, che negano il Darwinismo e invitano a scegliere se passare l'eternità all'inferno, o a mangiare marshmallow con loro.

Come cantava il vecchio T-Bone Walker, qualsiasi cosa sia successa la notte, la domenica mattina ci s'inginocchia a pregare. Anche se stiamo scendendo lungo la Lost Highway di Hank Williams, la radio di bordo manda solo gospel e predicatori. Come già a Muscle Shoals, è la Sweet Home Alabama a restituirci con più intensità la dimensione on the road. Il tramonto color ruggine ci coglie a Birmingham, ex capoluogo decaduto dell'acciaio ed epicentro delle lotte per i diritti civili degli afroamericani negli anni Sessanta. Un concerto di rossi e di ocra venati dalla malinconia dell'indaco illumina i grattacieli del secolo scorso e il teatro Paramount, il più vecchio dell'Alabama, salvato dall'abbattimento dagli abitanti di una Birmingham già desolata alle otto di sera. “Pa', comincia a piacermi questa America”.

Non so se sarà sufficiente a salvarci l'anima, ma di certo il Barber Motorsport Park è il paradiso terrestre per qualsiasi appassionato di motori. L'ha creato dal nulla a Birmingham il miliardario George Barber Jr, per realizzare il sogno della più grande collezione di motociclette al mondo. Iniziata nel 1998, oggi conta oltre 1.600 moto, più una cinquantina di Lotus e un numero incalcolabile di memorabilia. Intorno al Vintage Museum, Barber ha realizzato – tutto di tasca sua – un complesso che conta un circuito omologato bellissimo, un paddock di tre piani con torre di controllo, officine di restauro e collaudo, aree per l'offroad a due e quattro ruote, piste di kart e drifting, bar, ristorante, aree camping e quant'altro. Pensate a una moto di qualsiasi marca, modello, epoca, filosofia: al Barber c'è. Fin troppo restaurata, nel pernicioso vizio americano di lucidare l'esperienza fino a toglierle qualsiasi patina di imperfezione. E, fatalmente, l'anima. Ma questo incredibile Eden di alluminio e di acciaio vale da solo un viaggio nel cuore dell'Alabama.

Dopo una serie infinita di villaggi che paiono repliche della Maycomb del “Buio oltre la siepe” di Harper Lee, i campi coltivati e i lunghi tratti boschivi cedono alle paludi e alla vegetazione subtropicale della Redneck Riviera affacciata al Golfo del Messico. Mobile, una delle città più antiche degli USA, è l'ultima delle belle sorprese che Marco & Marco di America in Moto/Kanaloa Fly & Ride ci hanno riservato. Una riproduzione in miniatura del Vieux Carré di New Orleans collocata in un rigoglio di natura alla “Forrest Gump”, che è ambientato nel sud dell'Alabama. L'ultima notte del viaggio merita lo scenario memorabile del Fort Conde Inn, un B&B aperto in una casa padronale costruita nel 1830. Tutt'intorno alla Oyster Bay e fino a Dauphine Island, l'acqua e la terraferma giocano a confondersi nell'aria lattiginosa.

Li avevamo salutati appena dieci giorni fa, sembrano dieci mesi. I ragazzi di Eaglerider su Canal Street a New Orleans non chiedono se ci siamo divertiti: sui nostri volti leggono chiaramente la strada, il sole e il vento. Il contachilometri segna 1.800 miglia, quasi tremila chilometri. Mi indicano Giacomo: ha 16 anni, l'hai lasciato guidare? No, ma si è comportato da vero motociclista. Ora attende sull'orlo della strada, in una rinfusa di borse e di caschi, accanto alla Road Glide che per quasi due settimane è stata le nostre gambe, la nostra complice, la nostra casa. “Ha fatto l'esperienza di una vita. Fra vent'anni se ne ricorderà e ti ringrazierà. Vedrai”.

In viaggio, nella testa: "Stormy Monday", T-Bone Walker; "Move It On Over", Hank Williams; "Wholy Holy", Aretha Franklin.