R.P.M.
di Paolo Sormani

Cosa voglio dal futuro


Guidare meno e meglio l’auto e la moto. Trasportare la mente. Aspettando la smaterializzazione.

Questi sono giorni in cui di solito si rendono pubblici i buoni propositi per il futuro. La Gentile mi direbbe che con i due neuroni maschili in dotazione, mi sarebbe sufficiente pensare a poche cose facilmente realizzabili: ricordarsi finalmente il giorno del nostro anniversario, percorrere una strada mai battuta, visitare un Paese e un popolo che non conosco. Ma sui blog che contano, che cliccano, il trend è ragionare in grande. Tipo vaticinare l'Avvenire, di cui essere come minimo lucenti anticipatori e protagonisti.

Magari domani. In questi giorni di malinconia e tachipirine ho cazzeggiato rileggendo i libroni illustrati che gli americani definiscono coffee table. Quelli con tante immagini da leggere in pausa caffè, con il cervello che gira al minimo. Ne ho uno sulla storia del design auto che mi fa riflettere sul perché preferisco quello di una volta. Italiano, soprattutto. Tra i concept più recenti ho lasciato la piega sulla pagina del Ford Airstream di J Mays, che nel 2007 immaginò un living elettrico a quattro ruote dove fare un po' di tutto. Senza necessariamente guidare. Smettere di condurne una per farmi condurre da qualche parte è quello che mi attira di più del futuro dell'auto. Che potrebbe diventare una vera estensione della casa o dell'ufficio senza la scocciatura di invecchiare precocemente in coda o nel traffico.

Stesso concetto per la moto. Ho passato troppi anni a fare avanti e indietro per la città, caldo o freddo, vento o pioggia, agosto o dicembre, per poi ritrovarmi con la nausea da moto nel weekend. Cioè quando era veramente il momento di godermela. Vorrei trovare il cretino che ha inventato la massima sulle quattro ruote che spostano il corpo e due l'anima. Non è il quanto, ma il quando che conta. Gennaio è un mese per pensare positivo, nonostante tutto. La guida automatica è il futuro prossimo. Tra il CES di Las Vegas e il Salone di Detroit mi aspetto luminose anticipazioni di un futuro in cui sceglierò di guidare per il puro piacere di farlo, anziché per essere trasportato. Benzina, elettrico, idrogeno, curcuma, non importa come. E pazienza se la FF 91 Faraday non ha saputo parcheggiare da sé durante la presentazione dal vivo. Ho più pazienza di aspettare la smaterializzazione stile Star Trek - quella sì, l'ultima frontiera - dell'autobus. Buon anno a tutti.