R.P.M. Paolo Sormani

La Sindrome pre EICMA


Cielo, è arrivato il Salone della moto e non ho nulla da mettermi. La SPSM è un disturbo inesorabile che colpisce molti addetti ai lavori, ma nessuno lo confessa.

Emicranie, mal di schiena, dolori muscolari diffusi, nausea, stanchezza, stipsi o diarrea. E ancora: alterazioni del tono dell'umore, ansia, irritabilità, sudori freddi. La riconosco, non c'è niente da fare: è la SPSM, Sindrome Pre Salone del Motociclo. Colpisce ogni anno ai primi di novembre, inesorabile. Perché diciamolo: le fiere divertono solo i visitatori. E nemmeno tutti. Al solo pensiero di una settimana da sopravvivere rinchiusi in un ambiente artificiale e raggiungibile solo dopo trasferte e ingorghi inumani, devastati dal brulicare della folla e dalla cacofonia di suoni orribili sparati dagli stand, gli addetti ai lavori si macerano nella più intima delle crisi d'ansia. Su, fate come me. Confessate. Liberatevi.

Cominciamo dai ricordi dell'età evolutiva. Sarà la messa cantata del motociclismo, ma non sono mai stato un appassionato del Salone. Non sono uno di quelli che da ragazzini bigiavano la scuola e tornavano a casa carichi di poster e adesivi da appiccicare sul diario. Mi piacevano le macchine. Alla moto sono arrivato attraverso lo stile delle subculture urbane. Tant'è che la prima volta che misi piede al Salone di Milano, alla vecchia Fiera Campionaria, avevo la patente già da tre anni e restai stupito: ah, ma ne fanno così tante? E poi novembre. Il mese delle foglie morte, l'anticamera dell'inverno. Depressione.

L'EICMA è fatto di centinaia di saluti di circostanza da ricambiare e mani da stringere, migliaia di persone da scansare mentre si scammella da una conferenza stampa all'altra, una ogni mezz'ora. Milioni di informazioni da registrare. Il tutto concentrato in due giorni. Per il cinico principio evolutivo scrive chi sopravvive, se la prima presentazione è al padiglione 6, la seconda è al 24, la terza al 2 e così scarpinando di continuo. Non contente, alcune Marche hanno pensato di anticiparle al lunedì. Anche in questo caso, alla prima in una zona ovest di Milano ne seguirà un'altra in ora di punta nella periferia a nord-est, più una terza serale nel profondo sud. E poi tutti a casa e in redazione a scrivere.

Cosa vince chi sopravvive? Vince il fuorisalone. Sì, perché da qualche anno anche EICMA ha la sua microgiungla di eventi - veri o presunti - che è consigliabile frequentare, nel nostro mestiere le pierre sono fondamentali. Perché non lo cambio e resto a casa? Perché mi piace e ci sono le cazzo di moto. E insieme alle moto, le persone intelligenti e creative che le disegnano, le costruiscono e le vendono a quelli - come me - che continuano a desiderarle. Così alla fine ogni saluto, ogni stretta di mano e ogni sorriso scatenano microscariche di endorfine che mi fanno tornare a casa distrutto e felice di esserci stato, allo stramaledetto Salone. E addio alla SPSM, fino all'anno successivo. Oggi si ricomincia. Se ci incontriamo in giro, fate come se avessi scritto nulla.