Ricette di architettura Massimiliano Zigoi

Pacatezza borghese


Un gioiello (semi)nascosto nel centro di Milano.

Quando penetriamo nel giardino di Villa Necchi Campiglio, entriamo in un mondo che non sembra appartenere alla città che ci siamo lasciati alle spalle. Scorgiamo la piscina, circondata da colonne e archi che rimandano ad un mondo metafisico.

La villa è solida  ma non ingombrante, austera come la borghesia milanese. Colui che l’ha progettata è Piero Portaluppi, architetto molto importante per la città. Citiamo due edifici su tutti: la casa della società Buonarroti in Corso Venezia e, davanti ad essa, il Planetario.

La villa sembra una elegante signora seduta nel proprio giardino, non un gesto fuori posto, non un orpello di troppo.

Archi, linee ortogonali, materiali ricchi ma non ostentati. Troviamo solamente un vezzo (o un rimando colto?) come ogni signora che si rispetti: una finestra a forma di stella.

All'interno i percorsi visivi e le invenzioni di Portaluppi conducono alla scoperta di una continua spazialità ben gerarchizzata ma fluida, compenetrabile visivamente e fisicamente. Marmi, metalli, decorazioni geometriche, luci radenti i muri.

Gli spazi ci affascinano e non ci stancano mai. E siccome le case si compongono anche di ciò che contengono, non possiamo dimenticare quadri di Morandi, Sironi, de Chirico o disegni di Tiepolo e Chagall.

Spazio sospeso in un tempo che non è il passato ma che sembra essere una eterna modernità.

Fotografie di Elisa Rolfi