Ricette di architettura Massimiliano Zigoi

Linee “elettriche”


La mostra su Antonio Sant’Elia permette di vedere dal vero dei disegni nati da una mano inarrivabile.

Sono entrato alla mostra su Antonio Sant’Elia in Triennale con il rispetto che si porta ad un luogo sacro. L’esposizione non tratta di architettura e non tratta di disegni; tratta di un mondo immaginario. E di un visionario che lo ha reso leggibile.

Cento anni fa i disegni di Sant’Elia apparivano come qualcosa che fosse difficile immaginare, ma non colpivano per la composizione architettonica o per l’equilibrio progettuale, al contrario, erano quasi dei vaticini architettonici nei quali vi era la fiducia che il progresso avrebbe migliorato tutto. Centrali elettriche, stazioni di interscambio tra arei e treni, enormi palazzi con ascensori che si inerpicavano su essi.

Non parliamo dell’avveramento o meno di tali pensieri, andiamo a visitare la mostra consci di trovarci davanti ad una delle matite più dotate della storia dell’architettura ed alla forza che quei segni emettono. Non ho mai visto nessuno disegnare come se fosse dentro il foglio e spingere con forza all’infuori le linee. Le architetture sono rappresentate con una “violenza” tale che paiono scagliare i propri elementi ben oltre la carta.

Punti di fuga lontanissimi, visioni oniriche e di un espressività impressionante. Capacità di controllo del disegno e incommensurabile immaginazione.

In questi disegni di architettura, che mai architettura sono diventati, vi è una potenza e una volontà che nessun rendering oggi è in grado neanche lontanamente di raccontare.

Qualche giorno fa con il mio amico Roberto Cremascoli ci dicevamo che sarebbe stato meraviglioso conoscere Sant’Elia e vederlo disegnare. È Proprio così. Peccato non sia stato possibile.