Ricette di architettura Massimiliano Zigoi

Bottiglie e caffettiere metafisiche


La mostra dei disegni di Aldo Rossi svela un mondo poetico visto con gli occhi di un bambino.

Ieri ero con due amici alla GAMeC di Bergamo per vedere la mostra sui disegni di Aldo Rossi.

Raramente ad un progettista che ha teorizzato e realizzato architettura si dedica una mostra di soli disegni. Il caso di Rossi però è particolare perché quelli esposti non possiamo definirli solamente disegni, i suoi pensieri, gli schizzi, i progetti sono una parte separata, quasi autonoma, del suo percorso. Essi ci conducono in un mondo fatto di solidi primigeni, di monadi formali che compongono (purtroppo “componevano”) l’immaginario di questo grande architetto, uno dei due soli italiani ad aver vinto il Premio Pritzker.

I suoi disegni ci invitano a guardarli da lontano, ad avvicinarci, a scrutarli con attenzione per accompagnarci in un mondo di figure sghembe e fuori scala, segni grafici che divengono ombre, città metafisiche dove tutto appare possibile ma dove tutto ci sembra puro, privo delle corruzioni portate dalla realtà, pur se con rimandi e citazioni altissimi, da Piranesi a Morandi, dal Laurana a de Chirico, da El Lissitzky a Munari.

Probabilmente stiamo parlando di un grande architetto che si era scordato di “non dover essere” più un bambino. Mi viene in mente solamente una parola: favoloso.

Fotografie di Elisa Rolfi