Questo sito contribuisce alla audience di panorama

Suzuki GSX-R 750 “Major Tom”: perchè ci piace


La moto 2016 di Icon Motorsports è rock’n’roll sovralimentato a due ruote (piene) e riporta le special alla dimensione carenata

di Paolo Sormani

In uno degli stand più desolati del padiglione, l'uomo della Suzuki allargava le braccia: "Adesso che tutti vogliono l'heritage, la cosa più vicina che abbiamo è questa roba qui". Indicava con espressione di sconforto il nuovo Van Van 200, che pure è simpaticissimo. "Noi non ce l'abbiamo, l'heritage". Se si tratta di storia, di modelli che hanno segnato almeno una generazione di esaltati, all'uomo della Suzuki sarebbe bastato voltarsi. L'heritage l'aveva proprio lì, a pochi metri. Fu nel 1985 che la Suzuki GSX-R cadde sulla Terra. E cominciò a girare nella sua atmosfera molto velocemente.

L'aveva già capito in tempi non sospetti Icon 1000, il marchio di abbigliamento tecnico per moto di Portland, Oregon, che da cinque anni ha la simpatica abitudine di accompagnare il suo catalogo con una show bike. Il 2016 è l'anno di Major Tom, una GSX-R 750 immatricolata esattamente trent'anni fa e ritrovata in un granaio molto prima che David Bowie decidesse di lasciare questa dimensione. Da fan accanito di Ziggy Stardust, il direttore del design di Icon Motorsports, Kurt Walter, pensò a lui nel 2012 quando immaginò una Gixxer spaziale. Una supersportiva da sprint lunare, in un ipotetico "Spazio 1999: Mad Max" degli anni Settanta - chi ha mai sentito parlare di velox e di limiti di velocità nel Mare della Tranquillità?

Tre anni fa il custom era ancora roba di basso profilo, verniciature opache; di selle a sottiletta e ruote tassellate. Invece Walter ha saputo guardare avanti. Oggi che i customizzatori tornano a guardare alle carene e alla retro-modernità per ritrovare l'ispirazione svilita dai bassi budget a disposizione, Major Tom è assolutamente avanti per stile ed eleganza in controtendenza.

Brilla dove le altre tengono un profilo opaco, accelera in modo assurdo mentre tutti riscoprono il downsizing prestazionale. La sorpresa è sotto la sella: una dotazione di bombole di NOS capace di propellere Major Tom, se non nella stratosfera, almeno sulla rotta semaforo-semaforo a velocità warp. Oggi come oggi, una GSX-R 750 è più degna di essere restaurata e collezionata che fatta a pezzi, ma il risultato non si discute.

Restano il carattere originale del brutale quattro cilindri in linea SACS raffreddato ad aria e olio e il telaietto a culla di travi rettangolari. La coda è stata accorciata e rialzata, il serbatoio ridotto per raccordarsi meglio alla semicarena in vetroresina Airtech, che cita espressamente le Moriwaki dell'Endurance e della Superbike americana anni Ottanta.

Probabilmente le ruote a raggi con le tassellate sarebbero più appropriate per i deserti lunari, ma la coppia di ruote piene in alluminio adattate faticosamente da una Harley-Davidson V-Rod prima serie parlano di drag racing (la vera essenza della GSX-R 750) e ispirano abbastanza nostalgia per la fantascienza con le tute d'argento. Torre di Controllo a Major Tom, comincia il conto alla rovescia, accendi i motori...