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The Great Eight Phantoms, Rolls-Royce festeggia l’ammiraglia


Il marchio di lusso inglese celebra la mitica Phantom, in una mostra che ne ripercorre la storia, iniziata nel 1925

di Andrea Bressa

Rolls-Royce da sempre contribuisce a dettare canoni estetici nel mercato dell'auto di lusso. Pensando a veicoli di classe e d'alta gamma lo storico marchio inglese è certamente fra i primi a venire alla mente. Un ruolo importante in questo senso è stato svolto certamente dalla gamma Phantom, l'ammiraglia Rolls-Royce, nata nel 1925, che proprio quest'anno si presenterà con una nuova versione. Per celebrare questo debutto e i tanti successi del passato, la casa dello Spirt of Ecstasy (la celebre statuetta alata posta sui cofani delle Rolls) sta realizzando una mostra speciale chiamata The Great Eight Phantoms, al via dal 27 luglio 2017 a Mayfair, Londra.

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Dal 1925 AGLI ANNI '40
Il numero delle auto in mostra non è casuale: otto come le generazioni di Rolls-Royce Phantom che hanno solcato la storia dell'automobilismo. Dalla prima Phantom I, datata 1925, che venne sviluppata in gran segreto, con il nome in codice Eastern Armored Car. L'intento di quel soprannome era di depistare i concorrenti, facendo loro pensare che Rolls-Royce stesse realizzando un tipo di veicolo militare. Al suo debutto la Phantom I segnò un immediato successo, grazie al nuovo motore da sei cilindri in linea e 7668 centimetri cubici di cilindrata e a uno stile indimenticabile. Ne furono prodotti ben 3512 esemplari fino al 1932.

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Il patron del marchio Sir Henry Royce, resosi conto delle potenzialità della sua nuova creatura, volle battere il ferro ancora caldo, spingendo per realizzare la Phantom II, uscita nel 1929, appena quattro anni dopo la prima generazione. Si presentava con un telaio totalmente nuovo, che permise un notevole miglioramento della guidabilità, assieme a un motore riprogettato. 1680 i veicoli venduti.

Henry Royce morì nel 1933, non facendo in tempo a vedere realizzata la Phantom III, in produzione dal 1936 al 1939. Fu l'unica auto Rolls-Royce a montare un motore a 12 cilindri, fino al debutto della Silver Seraph nel 1998. Lo scoppio della Seconda guerra mondiale interruppe le attività civili di Rolls-Royce, lasciando morire il progetto di questa terza generazione Phantom, che raggiunse solo 727 esemplari prodotti.

IL DOPOGUERRA RIPARTE CON LA PHANTOM IV
Nel 1950 ecco apparire finalmente la Phantom IV. Originariamente doveva essere un pezzo unico, destinato alla famiglia reale inglese, in particolare per l'allora principessa Elisabetta. Ma una volta messa in strada altri capi di stato e reali di tutto il mondo si mostrarono interessati. La produzione arrivò a 18 esclusivi modelli.

Anche la Phantom V venne progettata per clienti di grande prestigio. Prodotta fra il 1959 e il 1968 in 516 pezzi, vantava fra gli illustri proprietari la Queen Mother, Re Olav di Norvegia e John Lennon. L'ex Beatles la fece ridipingere da un artista inglese ed è ora conservata al Cooper-Hewitt Museum di New York.

Nel 1968 apparve la Phantom VI. Nonostante la longevità (l'ultimo modello è del 1991), ne vennero sfornati solo 374 esemplari, due dei quali di proprietà della Regina Elisabetta II. Uno di questi è la versione speciale dedicata al 25esimo anniversario del suo regno, chiamata Silver Jubilee Car, regalata a Sua Maestà da Rolls-Royce nel 1977.

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I GIORNI NOSTRI
Ci sono voluti 12 anni perché vedesse la luce la Phantom VII, che ha debuttato in grande stile nel 2003. La sua forza è il mantenimento di uno stile tradizionale riconoscibilissimo, con l'aggiunta di comfort e tecnologie all'avanguardia.

L'ottava generazione è in arrivo. La Phantom VIII verrà presentata proprio il 27 luglio 2017, mostrata al mondo assieme alle sue sorelle maggiori a Mayfair all'esposizione The Great Eight Phantom.

I MODELLI IN MOSTRA
Alla mostra di Londra sarà presente una selezione speciale delle Phantom che hanno fatto la storia, appartenute a illustri personaggi del passato. Un'anticipazione: la prima vettura sarà la Phantom I del 1925 appartenuta a Fred Astaire, ceduta in prestito per l'evento dal Museo Petersen di Los Angeles.