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BMW R nineT: la prova


Un giornata in Maremma tra asfalto e strade bianche in sella alle due R nineT, Urban G/S e Scrambler, in stile offroad

di Paolo Sormani

È insolito un invito a testare due moto contemporaneamente, specie se la novità vera è soltanto una. Di fatto le BMW R nineT Urban G/S e Scrambler hanno un’aria di famiglia evidente. E le gomme tassellate che consentono loro di sporcarsi in fuoristrada - o almeno di esibirne l’estetica curatissima. La coppia di boxer BMW sono esercizi di stile ben eseguiti e completano la gamma new heritage, che alla capostipite R nineT del 2013 ha aggiunto la Racer semicarenata anni Settanta e l’essenziale Pure.

Cosa sono. Due factory special che potrebbero togliere non poco lavoro ai customizzatori cannibali di BMW vecchie e indifese. Con gli altri modelli della piattaforma R nineT hanno in comune il motore boxer da 1.170 centimetri cubi raffreddato ad aria e olio, con asse a camme in testa, quattro valvole radiali per cilindro e bilancieri a dito. Poi il cambio a sei marce con l’altrettanto tradizionale trasmissione finale a cardano, la forcella e il telaio in tubi modulare, cioè scomponibile in tre pezzi (quattro per la roadster R nineT).

La Scrambler adempie all’obbligo per ciascun marchio di averne una in gamma e ha un’estetica perfettamente in equilibrio fra bar del centro e sentiero di campagna. Invece la Urban G/S si ispira direttamente al mito. Cioè alla R 80 G/S che all’inizio degli anni Ottanta inaugurò il filone delle maxienduro. La verniciatura la omaggia con il bianco Alpen, il blu e l’azzurro della grafica Motorsport, l’arancio della sella biposto. Le ruote a raggi perimetrali da 19” e 17” sono ordinabili di serie con le gomme tassellate soltanto in Italia. Perché è così che la vogliono.

Come vanno. Il boxer è una goduria: tutta la coppia disponibile in basso, 110 cavalli, 116 Nm di coppia massima a 6.000 giri e il magnifico sound dello scarico sono tutto ciò che serve per ricevere belle sensazioni al manubrio. Sono le sottili variazioni sul tema a cambiare l’assetto e il feeling di guida. Sgombriamo gli equivoci, nessuna delle due è nata per il fuoristrada vero. Se la cavano bene sulle strade bianche, ma l’enduro è un’altra cosa. Non si tratta di BMW da guidare in piedi sulle pedane, anche per via del manubrio da roadster, che è uguale per tutte le R nineT. Delle due sullo sporco convince di più la Urban G/S. Le gomme Continental TKC 80 e la sella ben imbottita e più alta di tre centimetri procurano un brividino offroad più percettibile. Anche se la corsa degli ammortizzatori, l’altezza da terra di 170 mm e la distribuzione dei pesi sono identiche alla Scrambler.

Come potrebbero essere. Per una moto dallo stile dakariano come la Urban G/S pensi subito agli ammortizzatori più lunghi, al manubrio più alto e alla griglia sul fanale. Ma ha senso? Lo stile e l’ergonomia ne sarebbero stravolti e, in fondo, è nata per chi le dune le ha nella testa. I due optional più sensati sono la valigia laterale in tela e, paradossalmente, il primo da togliere in fuoristrada insieme all’ABS: il controllo di trazione ASC. Per la Scrambler parlano i numeri: è la terza BMW più venduta in Italia dietro alle R 1200 GS. Da notare che su un totale di 3.300, ben 553 R nineT sono state immatricolate da noi. Prezzi: 14mila euro chiavi in mano per la Scrambler, 400 di più per la Urban G/S.