Il lato Icon delle cose
di Gianni Miraglia

L’altro Bowie


Kim era un guerriero texano spietato, inventore del pugnale da cui il Duca Bianco trasse lo pseudonimo

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Sono sopravvissuto alla dipartita della stella nera, ai social necrologi, anche a chi fino a qualche anno fa chiamava Bowie il “Barone bianco”.
Un bel lutto dura poco, fino a quando non vieni depennato da Facebook da un’amica indignata, perché hai postato la storia dell'altro Bowie, quello che pochi conoscono: violento, avventuriero e pugnalatore. Per questo adottato a mito, fin dalla prima grande rissa in cui scapparono morti e feriti.

Non molti sanno che a lui piacesse attaccar briga fino a trovarsi coinvolto in uno scontro tra disperati più cruento del solito in anni bui in cui la violenza divampava anche perché l’alcolismo era diffuso e molti sbagliavano mira, colpendo innocenti e scatenando ennesime ritorsioni.

Anche l'altro Bowie a volte mancava il bersaglio e veniva subito ferito gravemente. Ma nonostante tutto continuava a stringere il suo pugnale per sferrare fendenti fatali e far cadere cadaveri. Da qui la nascita del mito di un uomo riverito e soprattutto temuto. Anche la lama del suo coltello diventò un culto. Saranno tanti gli uomini di mondo che se la faranno forgiare dai loro fabbri di fiducia. U pugnale innovativo, con la punta bilama che prenderà il nome proprio da quel glorioso avventuriero.

Chi mi ha falciato via da Facebook non ha capito che non stavo parlando di David Bowie ma dell'omonimo guerriero texano, Jim Bowie, inventore di una delle armi più letali del secolo scorso, dalle quale proprio il “Duca Bianco” trasse lo pseudonimo. Sarà che quando è stato coniato il termine “storytelling”, la gente non vuole più storie.