Il lato Icon delle cose
di Gianni Miraglia

Militanza in bicicletta


Io ciclista accanito, me ne dissocio. Tanta finzione, poca realtà

Non c’è lobby più paranoica al mondo che quella dei ciclisti. Lo posso ben dire, io vado in bici a tal punto da non avere l’auto, pure sotto pioggia e neve a Milano e nell’ora di punta.

Uno volta sono stato al Critical Mass, un giovedì infausto in cui giovani e tardo-giovani con codino e orecchino scampanellano in massa verso sera, per fare colpo sulle ragazzine ancora coi dreadlock, scortati dai vigili che li tutelano nel recare fastidio.

Se fai la massa critica, vai sul serio, invadi la città di giorno, quando il traffico lavorativo impazzirebbe. È la stessa logica degli scioperi dei mezzi, durano una giornata in cui solo gli utenti hanno disagio, facendo guadagnare l’azienda per gli abbonamenti non utilizzati e la benzina non sprecata.

Ennesima piazzata, ma stavolta dei social-biker, qualche giorno fa. Motivo, quel politico che ha ipotizzato l’obbligo di targa, come misura preventiva per i furti, visto che fungerebbe da matricola. La reazione della rete è sta implacabile, con hashtag e punti esclamativi, contro lo Stato vuole perfidamente tassare, chissà in che misura comandato dalle lobby automobilistiche.

Militanza a due ruote. Me ne dissocio ogni volta, con la sensazione che quelli non siano ciclisti continuativi e imperterriti, come il sottoscritto. In molti d’inverno depongono il loro ferro in garage, per tirarlo fuori d’estate e pedalare leggiadri e in mezzo alla strada, convinti ecologisti che si appiccicano le targhetta No Oil sul di dietro. Per non parlare delle bici sgangherate apposta, di certi radical-bike coi fiori finti attorcigliati al cestino, neo-hippie e due ruote che dimostrano la loro eco-diversità.

Mi ricordo che da bambino era tutto più semplice e magico. Imparavi ad andare in bici, il primo svezzamento prima di perdere l’illibatezza. Mio padre mi levò dapprima una rotella e così pedalavo, sentendomi adulto solo da una parte. Un giorno arrivò il battesimo del primo tragitto in equilibrio ed ero felice. Mi sembrava di volare tra le vele di un sogno in bilico su due ruote. Bicicletta che anche adesso potrebbe essere ancora quel fantastico giocattolo, con la chance di farci trasportare ai tempi della gioia e dell’innocenza. Chissà perché poi crescendo ci si prende così sul serio.