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Vino: 5 etichette da provare, e le cantine da visitare


Dalla Franciacorta alla Puglia passando per le colline toscane: ecco le cantine da visitare da Ottobre, e le etichette da gustare

di Giuliana Matarrese

Ottobre, mese della vendemmia. Mentre l'odore del mosto e del vino nuovo si sparge per i borghi della Via del Vino, così come in Franciacorta arrivando fino in Puglia, per gli amanti della bevanda degli dei, è possibile visitare le cantine dove nasce, riposa e si produce.

In Puglia, ad esempio, nella tenuta di Bocca di Lupo, nel cuore della Murgia pugliese, a Minervino Murge, in una località famosa per la sua passione per la caccia, amata anche da Federico II di Svevia si visita la cantina Tormaresca, nata recentemente, verso la fine degli anni novanta, dalla volontà del Marchese Piero Antinori e di Renzo Cotarella. Centoquaranta ettari di vigneti, e una cantina costruita secondo i criteri pugliesi, quindi come una masseria fortificata e muri bianchi in tufo, a farla da padrone, e vino principe da provare è l'Aglianico, uno dei vitigni più nobili dell'Italia meridionale. Premiato nella sua annata 2010 anche dall'autorevole testata americana di settore The Wine Advocate, come "pura espressione dell'aglianico", tra le 1000 barrique in rovere della barricaia, la sua lavorazione richiede tempo, visto che tra le sue caratteristiche principali c'è un grande potenziale di invecchiamento. Uve raccolte leggermente surmature, fermentato 15 mesi in botti di rovere francese, e poi lasciato a riposare per altri 24, ha un profumo prolungato. Tra gli aromi si succedono quello di inchiostro, prugne secche, ciliegie sotto spirito e confettura. Da provare dalla terrazza della cantina, con vista sulla Murgia, o nel bistrot appena aperto a Lecce, il Tormaresca Vino e Cucina.

Chi invece preferisce la tradizione della zona del Franciacorta, può organizzare una visita nel Ponte di Tutti i Santi, durante il quale l'associazione che raggruppa enoteche, cantine e produttori della zona, la Strada del Franciacorta, organizza una due giorni all'insegna della scoperte delle potenzialità enogastronomiche della zona (per info su cantine aperte e degustazioni, cliccare qui).Tra le etichette realizzate con metodo Franciacorta da provare, di certo il Boschèdor di Bosio: metà pinot nero, e metà chardonnay,le sue uve sono pressate in maniera dolce, per consentire la separazione del mosto fiore che fermenta in vasche di acciaio inox per 6-7 mesi, per ottenere la base spumante. Dal colore giallo intenso, il bouquet elegante mischia spezie e note di agrumi, risultando fresco sul palato.

Per i puristi che amano lo Chardonnay in purezza, è meglio optare per il Franciacorta Satèn de La Montina, uve che provengono dai vigneti migliori della zona, quelli vicini al Lago d'Iseo. Anche qui uve pigiate in maniera soffice con torchio verticale Marmonier, il mix dei profumi è eclettico, mischia frutta tropicale, acaia e tiglio, e risulta soffice al palato, con una sua particolare setosità che ne ispira il nome.

Infine, la via del Vino, che si dipana tra le colline toscane: qui ci sono le cantine di Guado al Tasso, di proprietà dei Marchesi Antinori. Vini che raccontano l'identità stessa di due famiglie, gli Antinori e i Della Gherardesca, così come di un territorio, quello dell'Alta Maremma, imperdibile è il Bolgheri DOC Superiore, un complesso mix di Cabernet Sauvignon, Merlot, Cabernet Franc e piccolissima percentuale di Petit Verdot. Invecchiato 18 mesi in barrique di rovere nuove e 10 mesi in bottiglia, ha note di erbe aromatiche, menta, prugna e frutti neri, rendendolo così perfetto da degustare con salumi stagionati e carni rosse. Infine il Cont'Ugo, Merlot che nasce in un microclima unico, quello del cosiddetto anfiteatro bolgherese, dove le colline circondano una piana che degrada fino al mare. Rosso rubino, ha note di prugna, lampone, ciliegia, sottobosco e spezie.

Le visite alle cantine di Guado al Tasso, generalmente chiusa al pubblico (come ad altre della zona, dalla Sassicaia all'Ornellaia) sono organizzate da un resort poco distante, il Tombolo Talasso Resort SPA, che nel menù realizzato dallo Chef Pietro Scarale annovera degustazioni che abbinano i vini di Guado al Tasso con specialità maremmane realizzate a km 0, formaggi e salumi su tutti. Un amore del vino che si estende anche ai trattamenti, che usa i polifenoli dell'uva come antiossidanti vegetali nei suoi trattamenti viso e nei suoi massaggi vinaccioli. Per un'esperienza enogastronomica a 360°.