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I vini rosati sono perfetti per la primavera


Ecco le eccellenze del sud, centro e nord Italia: per godere appieno di un trend in crescita

di Aldo Fresia

Con l'arrivo delle stagioni calde gli amanti del vino tendono ad abbandonare i rossi per privilegiare bianchi e rosati. Proprio questi ultimi rappresentano la grande tendenza degli ultimi anni, quella che ha spinto molte cantine blasonate a produrre bottiglie che in precedenza non comparivano nei loro cataloghi, mettendo a disposizione delle nuove esigenze dei consumatori un'indubbia competenza vinicola: è il caso ad esempio dello Scalabrone di Antinori, dell'Alìe di Frescobaldi o del neonato Visione di Feudi di San Gregorio. Secondo i sommelier dell'enoteca A&Co ci sono però alcuni nomi che non possono mancare tra gli assaggi dei buongustai: sono i portabandiera del sud, centro e nord Italia. Partiamo dal Meridione.

FIVE ROSES
Il grande classico per antonomasia, il primo vino rosato a essere imbottigliato e commercializzato in Italia. Stiamo parlando di un fatto avvenuto nel 1943, quando l'attuale moda era di là da venire e l'investimento in questo tipo di prodotto era una scommessa figlia dalla passione. Si fa con un 90% di Negroamaro e un 10% di Malvasia Nera, ha un colore rosa cerasuolo e sentori fruttati di ciliegia e fragolina di bosco. È prodotto da Leone de Castris, azienda vinicola che possiede vigneti nelle province di Lecce, Brindisi, Bari e Taranto e ha la sua sede operativa a Salice Salentino.

CERASUOLO DI ABRUZZO
Ci spostiamo in Italia centrale, con un vino DOC che per disciplinare può essere prodotto solo nelle provincie di Chieti, L'Aquila, Pescara e Teramo. Si ottiene con vitigni di Montepulciano, ha un colore rosa ciliegia, una buona acidità e un gusto fresco che ricorda la frutta e i fiori. Per andare sul sicuro, gli assaggi consigliati sono quelli delle cantine Fonte Cupa (di Camillo Montori), Myosotis (di Ciccio Zaccagnini) e Piè delle Vigne (di Luigi Cataldi Madonna), tutte bottiglie capaci di conquistare tre bicchieri nella guida del Gambero Rosso 2018.

CHIARETTO
Il Chiaretto è la versione rosata del Bardolino: si produce con le medesime uve che crescono nella zona che si affaccia sulla costa sud-orientale del Lago di Garda e utilizza i vitigni più diversi: Sangiovese, Marzemino, Corvina, Rondinella, Molinara, eccetera. In generale ha un colore rosa molto chiaro e un sapore fresco, agrumato e con una spiccata sapidità. A partire dal 2014, e grazie anche al turismo degli stranieri, mediamente più attenti degli italiani ai prodotti locali, le cantine hanno prosperato e oggi ci sono una ventina di bottiglie che spiccano per qualità. Fra tutte, e senza nulla togliere alle altre, segnaliamo quella dell'azienda agricola Citari, di Desenzano del Garda (si chiama 18 e Quarantacinque) e quella di Pasini San Giovanni, in provincia di Brescia (nome: Il vino di una notte).

LA TENDENZA IN GENERALE
Vale la pena di aggiungere un'ultima osservazione: in linea di massima si sta affermando la tendenza che premia i rosati delicati, con un colore molto chiaro e tendente al cipria. Il colore dipende dalla brevissima presenza delle bucce durante la macerazione del mosto: 2-4 ore, al massimo un giorno. Un procedimento che tende a produrre profumi più simili a un bianco, ma struttura che ricorda i rossi, per quanto molto più leggera. È ciò che sta contribuendo alla fortuna del Chiaretto, diverso dalle sfumature più intense tipiche dei rosati del centro e sud Italia.