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A Trieste in cerca delle Osmize


Segnalate dalle frasche sono la tappa imperdibile sul Carso

di Sarah Scaparone

A Trieste si incontrano la tradizione asburgica, slovena, veneta e mitteleuropea. Anche a tavola. Città di terra (con il Carso alle spalle) e di mare (con uno dei golfi più belli d’Italia), offre piatti che vanno dalle sarde in savôr ai tipici bolliti, dal baccalà alla triestina alla jota, la minestra a base di fagioli, crauti, lardo, pancetta, maiale e patate. E poi ci sono i caffè storici, di cui la città vanta una tradizione secolare, come quella dei dolci che abbracciano tutte le culture dell’est Europa.

Ma tra i prodotti tipici locali svettano il prosciutto cotto di Trieste e quello del Carso, il formaggio di grotta (Jamar) e i tanti vini bianchi. Questi ultimi sono gli assaggi proposti dalle Osmize che si trovano a “due passi” dalla città e sono ideali come gita fuori porta in ogni periodo dell’anno.

Anche se oggi esiste un sito web che racchiude le principali, la tradizione vuole che, per visitarne una, si giri per il Carso in cerca di mazzi di frasche fresche appese agli incroci. Questo il segnale che indica la presenza di una Osmiza che si potrà raggiungere seguendo una freccia rossa. Il nome deriva dallo sloveno e significa “otto” richiamando la tradizione austroungarica secondo cui i produttori del Carso potevano vendere le loro specialità per otto giorni all’anno. Oggi le usanze sono cambiate e si trovano sempre Osmize aperte che propongono vini, formaggi, uova, salumi e verudre: nulla di caldo, però, questa è la regola. Si mangia dalla mattina alla sera in ambienti accoglienti, informali (ma ci sono anche Osmize eleganti), perpetuando una tradizione con cui qui sono cresciuti giovani di tutte le generazioni.

Ecco alcuni consigli:

Ferluga Silvano – via dei Molini, 16 Trieste. Aperta dagli Anni Cinquanta, gode di un panorama straordinario vista golfo. Tra i vini proposti ci sono due uvaggi, il primo di Vitovska, Glera e Malvasia, mentre il secondo di Refosco e Lajnarji. Oltre a coltivare le viti i titolari si dedicano alla campagna anche per la produzione di zucchine, melanzane, pomodori e susine.

Verginella Dean – Contovello, 460 Trieste. I tavoli tra le vigne sono una delle caratteristiche di questa Osmiza aperta nel 2007. Da acquistare l’olio di oliva Bianchera prodotto il loco, ma anche i vini: il bianco è un uvaggio a base Malvasia con qualche percentuale di Sauvignon, Friuliano, Glera e Vitovska; il rosso è invece un uvaggio di Merlot, Cabernet e Refosco.

Gabrovec Ivan – Prepotto, 15 Trieste (Duino-Aurisina). Osmiza giovane e alla moda con bellissime stanze in pietra è immancabile per gli aperitivi, preparati a base di melissa, sambuco o menta. Dal punto di vista gastronomico meritano l’assaggio lo strudel salato preparato con prosciutto e formaggio, oltre  alle noci raccolte dall'albero di casa. Tra i vini: il rosso è un Trebbiano, il bianco un uvaggio di Malvasia e Vitovska.

Zidarich Questa Osmiza vanta una buona produzione di vino consumato non solo a livello locale, ma esportato in tutto il mondo. Elegante, è caratterizzata da una grande terrazza pavimentata in cotto con vista che spazia sui pendii sottostanti e sul mare, fino al Castello di Duino e a Grado. Oltre alle tartine con lardo speziato si possono assaggiare gli affettati provenienti dai suini allevati allo stato brado, alcuni formaggi del Carso, le uova sode e le verdure sott’olio.

Pipan Klaric Una famiglia di argentini tornata in Italia apre questa Osmiza nel 2010. Qui si respira un’atmosfera familiare fatta di semplicità e di cose buone, come i salami realizzati dai maiali allevati in azienda e i formaggi di grotta di Dario Zidaric che si affinano a 30 metri sotto terra per 6 mesi. Tra i salumi l’offerta è ampia: prosciutto crudo, prosciutto arrosto, salame, ossocollo, ombolo e tre tipi differenti di pancetta (pepata, arrotolata al peperoncino e arrosta); poi ci sono sottoli e sottaceti, strudel salati, torta di ricotta o di mele, crème caramel e persino il sorbetto al Terrano.