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Spumanti del Sud d’Italia, un panorama interessante e in crescita


Il metodo classico con uve autoctone ha prodotto valide bottiglie in Sicilia, Campania, Puglia e Calabria

di Aldo Fresia

Per quanto abbia la sua zona d'elezione nell'Italia settentrionale, lo spumante metodo classico viene prodotto anche nelle regioni del Meridione. Nelle quali, non essendo zone tradizionalmente vocate per Chardonnay e Pinot Nero (le uve più utilizzate per il metodo classico), sono state valorizzate le uve locali, dando vita a esperimenti interessanti e curiosi che si stanno facendo valere sul panorama nazionale. Ne abbiamo raccolti alcuni, uno per regione.

SICILIA: TERZAVIA
La cantina Marco De Bartoli (a Marsala, in provincia di Trapani) è una realtà rinomata nel campo del vino Marsala, che si ottiene a partire dall'uva Grillo. Recentemente, uno degli eredi della famiglia ha deciso di utilizzare proprio questo vitigno per fare spumanti. La particolarità del loro metodo classico è che il 50% del vino base affina 12 mesi in acciaio, mentre il restante 50% affina in barrique e tonneau di rovere francese. Il risultato è una bottiglia di grande personalità che sta riscuotendo un ottimo successo di critica: è un brut nature millesimato, con profumi intensi e aromatici e note che richiamano appunto il Marsala. In bocca è pulito e con un'acidità godibilissima.

CALABRIA: ZOE
In Calabria chi fa il metodo classico occupa una posizione da pioniere, perché l'enologia regionale ha tradizionalmente seguito strade differenti. L'esperienza delle Tenute Pacelli (a Malvito, in provincia di Cosenza) è allora particolarmente curiosa. Si tratta di un'azienda familiare a conduzione femminile, che fa dei vini rossi la sua forza. Il loro metodo classico si chiama Zoe ed è ottenuto con un 100% di Riesling che affina almeno 24 mesi su propri lieviti. È una bolla che sorprende: aromatica, elegante, ben bilanciata.

PUGLIA: RISERVA NOBILE
Il più illustre esponente degli spumanti del Sud è la cantina d'Araprì, una realtà medio-piccola come produzione ma affermata, che si trova a San Severo, in provincia di Foggia: fa metodo classico sin dagli anni Ottanta e ha raggiunto da tempo livelli di eccellenza. Vanta sei bottiglie diverse, dal brut al rosé sino all'apprezzato pas dosé, tutte affinate nei sotterranei del XVII secolo ricavati nella roccia al di sotto del paese. La bottiglia che consigliamo è la Riserva Nobile, ottenuta da 100% di Bombino Bianco, vitigno autoctono, con un affinamento di almeno 48 mesi sui lieviti: ha un profumo avvolgente, con sentori di vaniglia e frutta bianca e un gusto pieno e complesso.

CAMPANIA: ASPRINIO
I nome del vino è quello dell'uva utilizzata: l'Asprinio è un vitigno antichissimo, che ha resistito millenni e che pare fosse utilizzato anche dagli Etruschi. Oggi sta scomparendo, perché la sua coltivazione è difficile, faticosa e antieconomica: cresce arrampicato sugli alberi e di conseguenza viene raccolto a mano, da contadini che risalgono scale fino ad alcuni metri di altezza. La cantina I Borboni (a Lusciano, in provincia di Caserta) è una delle pochissime che ancora lo coltivano, con ammirevole ostinazione. Le loro bolle sono due, un brut e un extra brut millesimato ottenuti attraverso il metodo Martinotti, caratterizzati da freschezza e da una marcata e gradevole acidità.