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Le novità della Guida Michelin 2018, tra chef promossi e bocciati


Chi vince e chi perde: Norbert Niederkofler raggiunge le tre stelle. Mentre se ne lasciano sfuggire una ciascuno, Carlo Cracco e Claudio Sadler

di Chiara Degl’Innocenti

Il tour nell’alta gastronomia italiana è un’avventura affascinante che i buongustai dal palato fine percorrono anche grazie a un vademecum che ogni anno li aiuta a orientarsi, grazie alla nota "stella", nell'ampio panorama dei migliori ristoranti. 

E su 2700 locali, alcuni più di altri meritano quindi il viaggio, la deviazione e la tappa. Così la Guida Michelin 2018, arrivata alla 63esima edizione, classifica le cucine degli stellati nostrani (che nel mondo sono solo un centinaio).

E quest’anno le novità sono tante: 26 per l’esattezza.

Chi merita il viaggio

Le tre stelle brillano per lo chef Norbert Niederkofler, cuoco "di monatgna" che ha dedicato il raggiungimento della vetta Michelin alla famiglia e alla folta brigata di trenta elementi che ogni giorno lo aiutano nel lavoro del ristorante St. Hubertus di San Cassiano.

Confermano invece le tre stelle raggiunte nel 2017 Massimo Bottura dell'Osteria Francescana di Modena, Niko Romito del Reale Casadonna a Castel di Sangro (Aq), Massimiliano Alajmo delle Calandre a Rubano (Pd), Giovanni e Nadia Santini del ristorante Dal Pescatore a Canneto sull'Oglio, Enrico Crippa del Duomo di Alba, Heinz Beck della Pergola a Roma, Annie Feolde dell'Enoteca Pinchiorri, e i fratelli Cerea di Da Vittorio a Brusaporto.

Chi merita la deviazione

Ben 41 i ristoranti ora possiedono due stelle Michelin. Tra questi, tre sono stati appena nominati: Andrea Aprea, ristorante Vun, Milano premiato per "il gusto della tradizione italiana e l’origine partenopea dei piatti rivisitati in chiave contemporanea". Poi c’è Matteo Metullio del ristorante La Siriola, San Cassiano, ex allievo di Niederkofler e ora chef sopraffino che “guarda al futuro senza mai dimenticare le sue origini", e Alberto Faccani, ristorante Magnolia di Cesenatico, definito uno chef la cui “cucina è stato un sogno di bambino che continua a realizzare quotidianamente, con curiosità, creatività e disciplina”.

Chi merita la tappa

Tanti anche i nuovi mono stellati. Maurizio Bufi, Villa Giulia di Gargnano, Adriano Baldessarre, Tordomatto di Roma, Manfred Kofler, Culinaria a Tirolo, Luciano Villani, Locanda del Borgo di Telese Terme, Riccardo Di Giacinto, All'Oro di Roma, Cristoph Bob, Refettorio a Conca dei Marini a (Salerno), Luigi Tramontano, La Serra di Positano, Alberto Sparacino, Conquibus a San Gimignano, Umberto Di Martino, Florian Maison a San Paolo d'Argon (Bg), Francesco Brutto, Undecesimo Vineria a Treviso, Andrea Larossa, Larossa di Alba, Fabrizio Borraccino, Il Poggio Rosso a Castelnuovo Berardenga (Si), Andrea Ribaldone, Osteria Arborina nella Langhe, Marcello Corrado, Osteria Perillà a Castiglione d'Orcia, Alessio Longhin, Stube Gourmet (doppio premio quindi per lui), Matias Perdomo, Contraste a Milano, Davide Pezzuto, D.One, Roseto degli Abruzzi, Eugenio Boer, Essenza, Milano, Donato Ascani e Enrico Bartolini, Glam di Venezia, Raffaele Lenzi e Andrea Berton, Berton al Lago, Roberto Conti, Trussardi alla Scala di Milano, Fabio Ciervo, Terrazza a Roma.

Chi perde la stella

Due importanti ristoranti milanesi, invece a sorpresa, perdono una stella ciascuno: Carlo Cracco, uno dei chef televisivi più conosciuti e amati dal pubblico, e Claudio Sadler che su Instagram ha postato: "Oggi ho perso il primato di permanenza delle due stelle continuative di Milano, 14 anni, si torna a una stella, un incidente di percorso. Siamo al pronto soccorso, ma guariremo presto, prometto".