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Nigella Lawson: i consigli per una cucina semplice


Intervista alla celebre Domestic Gooddess in occasione dell’uscita del suo ultimo libro, Simply Nigella. Per imparare a cucinare senza stress e troppe complicazioni.

di Mirta Oregna

Cucinare per star bene, non nel senso di cucinare sano, ma senza stress o eccessive complicazioni. L’ultimo libro della Domestic Goddess inglese Nigella Lawson, Simply Nigella – Il piacere del cibo (edizioni Luxury Books) si apre con questa grande verità e l’intenzione di rendere la vita in cucina più semplice e accessibile.

“La vita è già di per sé complicata” spiega la giornalista e food writer diventata una celebrità in televisione con i suoi programmi di cucina, per questo la sua ultima raccolta di ricette è suddivisa in capitoli che rappresentano dei veri e propri suggerimenti: dal cucinare “Rapido, con calma”  (per una veloce cena tranquilla) al “Cibo che conforta” (spesso servito in una ciotola), dagli “Ospiti a cena” (invitare senza agitarsi) a “Respira” (che insegna a lasciare cuocere a lungo in forno, facendo altro nel frattempo), da “A fianco” (sulle verdure) ai mitici “Dolci” di Nigella, perché “una vita che bandisce i dolci non è equilibrata”, chiudendo controcorrente con “Per cominciare”, il capitolo sulla colazione, perché - conclude Nigella - “la fine porta sempre ad un nuovo inizio”.

Intervistata a Milano in occasione dell’uscita in Italia del libro, Nigella Lawson spiega come essere semplici (con stile) ai fornelli.

Nigella, che cosa è “simply” (semplice) per Lei?

È un insieme di cose. È ciò che si prepara senza troppo ingredienti o processi complicati. Io stessa non sono una tecnica, né ho fatto esperienza nei ristoranti. Semplice è poi quello che piace a me e soprattutto che rende la vita (in cucina) più facile. Anche un cibo che definirei accessibile. Ma questo non vuole affatto dire “basic”!

Quale consiglio darebbe ad un uomo in cucina?

Innanzitutto di stressarsi di meno. In fondo gli uomini in casa fanno un sacco di lavori manuali (elettricità, bricolage, etc.), non diversi da un task manuale come quello della cucina. Poi consiglio di leggere la ricetta e seguirla con attenzione finché la si esegue con sicurezza. Infine imparare a cucinare per se stessi, ciò che piace: bisogna imparare a farlo per puro piacere non per stupire gli amici.

Se uno dovesse cambiare il proprio stile di cucina in “simply” che cosa dovrebbe assolutamente eliminare?

Difficile insegnare a un italiano come semplificare una cucina che è già “simply” nel DNA. Io non sono snob, e ad esempio utilizzo surgelati e “scorciatoie” che semplifichino il lavoro: ho visto tecnici del suono della mia trasmissione copiare gli abbinamenti dei piatti senza poter leggere la ricetta! Il mio consiglio è di giocare con gli ingredienti una volta che la base del piatto che mi piace è ben consolidata.

“Simply” è perfetto. Ma come risolve il mettere a cena sullo stesso tavolo persone con esigenze estremamente diverse (dal vegano all’intollerante al mussulmano)?

Per me eating = sharing, ovvero condividere. E poi non sono un ristorante, quindi la mia soluzione è preparare piatti che possano soddisfare tutti: un’insalata vegana e magari un dolce gluten-free. La carne la preparo anche, ma come contorno o extra.

“Simply Nigella” è il suo libro n. 10. Anticipazioni sul prossimo?

Basta con i titoli tematici, vorrei andare oltre: sto pensando ad un libro sui “grandi sapori” (con un focus sul mondo bio). Perché se ci pensiamo, in fondo la vita non ha un tema!