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Milano: 5 posti nuovi dove mangiare (e bere bene)


Bistrò per una colazione francese, gallerie multifunzionali, cucina a base di erbe, cocktail itineranti: ecco le novità nel panorama milanese, da provare subito

di Giuliana Matarrese

A COLAZIONE E MERENDA

Già il nome, Bistrò 96 suggerisce atmosfere che guardano agli angoli della Parigi bohémienne, tra madeleine e croissant. Ed in effetti il locale in corso Magenta ha suggestioni francofone, articoli vintage che possono essere acquistati per permettere al locale di modificarsi secondo l'idea dell'art director Giorgia Cinquemani, e pavimentazione originale milanese, laddove molto tempo prima c'era una ferramenta.  Ma non si parla qui solo di colazioni (dove si può provare anche il pudding), carrelli con torte che padroneggiano al centro della stanza e una selezione di tè bio di Tea in Italy. Tra i quattro soci, Simone Salvadori si occupa della selezione dei vini e birra scovando aziende giovani, da uve biologiche del Monferrato alle birre artigianali dei piemontesi di Anima. La pausa pranzo è stellata, grazie alla collaboazione con Jar It, azienda che mette in un barattolo, da mangiare nel locale o da portare via ricette stagionali che cambiano ogni mese ad opera di chef, come il riso nero, zucca, broccoli e nocciole all'olio di acciughe di Luca Zecchin o gli gnocchetti di farina gialla con ragù di gallinella di mare e broccoletti firmati da Sadler.

PER L'APERITIVO (ALTERNATIVO)

Prima c'è stata la teoria, con il libro Wild Mixology (Mondadori), poi si è passati alla pratica con l'apertura nel quartiere Isola del Wood*ing Bar. Dietro l'idea c'è Valeria Margherita Mosca, parte del laboratorio per la ricerca e lo studio e la sperimentazione del cibo selvatico Wood*ing Wild Food Lab. Il concetto? Provare cocktail e cibi composti da erbe, radici, cactus, alghe e licheni, partendo dal foraging, ossia l'attività di raccolta nel rispetto dell'ambiente. Così si può sorseggiare cocktail e mangiare ai quattro tavoli in legno di cedro del Libano, in un locale che vuole riportare tutto all'essenza. Nel progetto è partner l'Amaro Braulio, prodotto ancora in Valtellina con la stessa composizione di erbe di montagna, e la birra superpremium Asahi Super Dry, dal gusto secco.

PER DRINK ALL'ITALIANA 

Si chiama Iter la nuova creazione della premiata ditta di Flavio Angiolillo e di Nico Scarnera. Angiolillo, mente dietro la creazione di istituzioni del buon bere meneghino, dal MAG al 1930 passando per il Backdoor 43, il bar più piccolo del mondo, ci riprova con un locale che fa del suo motto From Italy to the world, frase incisa all'ingresso del bar alle spalle del Naviglio, arredato da memorabilia, cimeli e ricordi di avventure passate. Il viaggio nel nome, Iter comincia la sua peregrinazione idealmente dalle origini, dall'Italia, terra di marinai, esploratori e viaggiatori, da Cristoforo Colombo a Marco Polo: la drink list, raccontata da cartoline dal sapore vintage provenienti dalle diverse regioni dello stivale, si compone così di prodotti originari dell'Italia o qui prodotti. Il Friuli Venezia Giulia, ad esempio combina il distillato d'uva Prime Uve con Carruba Spirit, Vermouth Rosso, Sangue Morlacco, l'Anisetta Rosati e shrub ai frutti rossi. Cifra del lcocale, così come del vero viaggiatore, è quella di accogliere le contaminazioni, farle proprie senza snaturarsi: ed in effetti la cocktail list sarà cambiata ogni sei mesi, per aggiungere nuove tappe. La prossima è l'Olanda, dove a breve il team di Iter si recherà con un fotografo, documentando il viaggio sui suoi canali social, ovviamente alla ricerca di spirits e tradizioni da "italianizzare". Un concetto, quello di usi e costumi orgogliosamente tricolore, ribadito nella Domenica della Nonna, alternativa alla dilagante esterofilia del brunch. Ogni domenica una Nonna di una regione diversa preparerà così pietanze regionali, da scegliere e segnare direttamente dal menù, che arriveranno sul tavolo in un piatto unico.

CENA A REGOLA D'ARTE

Flower shop, galleria e bistrot. In un vecchio cortile milanese nascosto alla vista dalle parti di Porta Ticinese nasce Six, progetto polivalente firmato dall'imprenditore Mauro Orlandelli che sognava un "contenitore olistico,  dove il risultato fosse superiore alla somma dei suoi addendi». Così l'art director Samuele Savio, e gli architetti David Lopez Quincoces e Fanny Bauer Grung hanno immaginato uno spazio rigoroso, in stile vecchia Milano, punteggiato da angoli di vegetazione tropicale, curati dalla paesaggista Irene Cuzzaniti. Pareti tinteggiate di grigio fumè, pavimenti originali dell'edificio cinquecentesco che in origine era un convento, mattoni a vista che sono stati riportati alla luce, l'atmosfera è sospesa nel tempo. Se nella galleria si mescolano vasi vietnamiti, poltrone di Giò Ponti e tavoli di Gabriella Crespi, nella cucina del bistrot Sixième, progetto concepito dal musicista Sergio Carnevale e dal socio Nic Cester dei Jet, l'atmosfera è rischiarata da una lampada scultura di Isamu Noguchi. Cucina semplice e dettata dalle stagioni, per le cene speciali il locale mette a disposizione un dining privato che ricorda un vecchio tinello.

PER MANGIARE SANO

Così nuovo che deve ancora aprire i battenti: è il 403030 Healty Kitchen, che inauguererà il 21 Ottobre. Il progetto dell'imprenditrice Mariella Radici, 2 piani e 3 aree diverse nel cuore di Brera, prende il suo nome dalla Dieta Zona del dottor Barry Sears, che prevede per ogni pasto la presenza di 40% di carboidrati, 30% di proteine e 30% di grassi. La cucina, guidata così dallo chef Claudio Colombo Severini, proporrà piatti che rispettino questa filosofia, con la possibilità di consegna a casa. L'interior, invece, ha la firma di Patricia Urquiola, che celebra la città di Milano nell'utilizzo dei materiali, cotto e graniglia per i pavimenti, con innesti di legno, fibre tessili e marmo, ma anche con colori sobri e geometrie rigorose. Da provare subito.