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Massimo Bottura: perché andare nel suo ristorante


5 motivi per mangiare all’Osteria Francescana, il locale di Modena che si è aggiudicato l’Oscar della gastronomia come “migliore al mondo”

di Chiara Degl’Innocenti

"Riuscire in questi giorni significa usare l'ingrediente della cultura perché la cultura è conoscenza e la conoscenza apre le coscienze e crea responsabilità". Così Massimo Bottura ha commentato la proclamazione della sua Osteria Francescana a miglior ristorante del mondo.

Primo italiano a salire in vetta dei World's 50 Best Restaurants, non è merito soltanto della bontà dei suoi piatti se lo chef ha potuto di scalare il titolo della speciale graduatoria. Creatività, genio, innovazione, attenzione alla sostenibilità e alla qualità degli ingredienti. Ecco perché Massimo Bottura ha vinto. Ecco perché andare all’Osteria Francescana, almeno una volta nella vita.

1.Premettendo che si deve pazientare se la lista d’attesa è lunga almeno tre mesi, una delle cose che colpiscono di più entrando nel ristorante di Modena è la disposizione dei pochi tavoli, solo 12 tavoli, l’arredo molto minimal, e la sensazione palpabile di non provare niente al di sotto di un livello qualitativo per lo meno eccellente.

2.Dando una scorsa al menù colpisce sicuramente l’originalità dei nomi piatti come “La patata che voleva diventare un tartufo…” o la celebre ed essenziale versione della “Triglia alla Livornese", vero appagamento per il palato.

3. Assaggiare un piatto di Bottura significa fare un viaggio multisensoriale attraverso le ricette semplici della campagna emiliana rese dallo chef delle portate gourmet contemporanee. Due esempi? I tortellini e il bollito, i piatti simbolo della sua città che esprimono ancora nel tempo la forza della cucina modenese e di Bottura. (Per chi è curioso, non si perda il video di come lo chef ha trasformato un errore in un piatto di grande successo).

4.La definizione “francescano” fa parte del dna di Bottura che ha fatto della sostenibilità e del diritto alla buona cucina per tutti, poveri compresi, il suo impegno. In occasione di Expo, si era reso promotore di un’iniziativa, insieme alla Caritas ambrosiana, aprendo un refettorio per bisognosi. Progetto replicato anche a Bologna e che, tra un mese si trasferirà a Rio 2016 per una nuova edizione della “soup kitchen”. Come dire, da una parte si evita lo spreco e dall’altra si dà cibo di qualità anche ai meno fortunati.

5. Le esperienze sensoriali dell’Osteria di Bottura non si limitano al solo palato ma coinvolgono anche la vista e l’olfatto, tra i profumi e gli abbinamenti cromatici regalati durante il pranzo o la cena che raccontano tutto l'amore per l'arte e la cultura che solo un grande autore della cucina può realizzare.