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I 5 migliori ristoranti di montagna


Appena inaugurati, da poco insigniti della stella Michelin o con idee innovative, ma tutti sulla neve. Ecco i cinque ristoranti in vetta più “buoni”

di Chiara Degl’Innocenti

In prossimità delle piste, raggiungibili con il gatto delle nevi, con gli sci, le ciaspole o il bob, cinque ristoranti in quota dove rifocillarsi, rilassarsi e godersi di un panorama stupendo tra la Val d'Aosta e le Dolomiti, tra ricette della tradizione e piatti innovativi creati da cuochi provetti e chef stellati.

Come a casa propria è il motto del Rifugio Lo Riondet, uno dei più noti di Thuile, Val d’Aosta, che offre serate in baita, a 2137 metri, da raggiungere in una manciata di minuti con il gatto delle nevi. La cucina proposta è quella valdostana doc. Nel menu si trovano la polenta alla valdostana, la salsiccia al sugo, la carbonate di vitello, il camoscio in civet, capriolo, cervo, i funghi trifolati, la ratatouille di verdure, i salumi al taglio, e tutti i formaggi valdostani e francesi, anche se i piatti forti della famiglia Udali restano da anni il costato di maialetto alla senape, la polenta integrale, macinata a pietra e gratinata al forno con la fontina, le zuppe fantasia della padrona di casa, la raclette con i salumi al taglio e le composte dell'orto, il prosciutto crudo di Saint Marcel con il formaggio francese Beaufort. E finito di mangiare, per la discesa a valle la scelta è multipla: il comodo gatto delle nevi o le suggestive fiaccolate a piedi o sugli sci.

Da Milano e Porto Cervo il gettonatissimo Finger’s, il giapponese dello chef creativo nippo-brasiliano Roberto Okabe e del campione Clarence Seedorf, ha aperto il 14 dicembre con la stessa formula del sushi al bancone il Finger’s Megève, a Christomet, alla base del complesso sciistico che riunisce i due principali impianti di risalita della zona. In una posizione incantevole, il nuovo Finger’s ha le carte in regola per diventare la meta per tutti i gourmand che desiderano ristorarsi fra una discesa e l’altra con stuzzicanti sushi fusion apprezzati in vetta. Il ristorante, in stile decò con vedute prospettiche di paesaggi giapponesi, è avvolto dal candore della neve e la quiete dei boschi di pini. Un incanto sempre aperto a pranzo (nel dehors riscaldato è proposta la formula light lunch) e il venerdì e il sabato anche a cena, con serate che si animano di musica.

A Sestriere, nel cuore delle Alpi torinesi, dove fa tendenza il turismo d’elite, il ristorante del Hotel Shackleton Mountain Resort ha scelto di essere all’avanguardia in fatto di gusto selezionando appetitosi travel taste in cui lo chef propone le carni del Piemonte, i profumi intensi delle montagne, la genuinità dei prodotti freschi con fiori ed erbe dei pascoli, le paste realizzate con farine artigianali, selvaggina selezionata e i dolci fatti in casa. Inoltre lo Shackleton propone un ventaglio di idee per trascorrere le serate a tavola. Il "Percorso dei sapori" sono veri e propri viaggi nel gusto che comprendono una serie di appuntamenti eno-gastronomici attraverso cene in baita con trasporto in motoslitta o quad (durante la stagione invernale) oltre che in piccole realtà di nicchia in cui assaporare la cucina di un tempo.

La sosta sugli sci diventa gourmet con lo chef Ivan Matarese, del ristorante Viel dal Pan, che propone gustosi spuntini sulle piste, chiamati "Panini Senza", a base di salumi privi di antibiotici prodotti dal padovano Attilio Gorza, l’inventore della linea “Senza”. Gli amanti della montagna possono gustare al Rifugio Luigi Gorza, nella ski-area Porta Vescovo Dolomiti Resort, a 2.478 metri di quota, panini firmati fatti con pagnottelle sfornate fresche ogni giorno e farciti con salamino, wurstel o prosciutto cotto. Tutti di altissima qualità. Completa l’offerta gastronomica l’originale menu “…di nuovo sugli sci in 38 minuti”, che combina un’entratina di benvenuto, la zuppa del giorno, le tagliatelle al ragù di coniglio e, a chiusura, la piccola pasticceria della casa.

A meno di un mese dall’apertura degli impianti, a Bormio (Valtellina) è arrivato il riconoscimento della stella Michelin. A conquistarlo è stato Umami, il ristorante gourmet dell’Hotel Eden. Protagonisti il giovane chef napoletano Antonio Borruso, classe 1979, e la sua cucina che nasce dall’incontro tra vecchi e nuovi stili, tra tradizione e innovazione come il suo pizzocchero sferico con insalatina di verza e polenta croccante e l’esplosione di ragù partenopeo alla zuppa di pastiera napoletana.