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Gli spaghetti di Pierfrancesco Favino, in 5 step


L’attore , cuoco per una campagna pubblicitaria ma anche per gli amici, spiega le sue cinque mosse per fare gli spaghetti “per due”.

di Mirta Oregna

L’attore Pier Francesco Favino, testimonial dell’ultima campagna pubblicitaria San Pellegrino in cui a Shanghai combatte l’insonnia da jet-leg cucinando un piatto di classicissimi spaghetti pomodoro e basilico, è uno di quegli uomini a cui piace cucinare, e mangiare. 

Lui in realtà un piatto di spaghetti più che alla tavola lo associa immediatamente all’immagine della barca, quando te ne stai in pozzetto e ti dici "perché non ci facciamo uno spaghettino?", ma la colonna sonora che sceglierebbe è tutt’altro che estiva e leggera, piuttosto dell’antica musica napoletana barocca, o un anonimo settecentesco… a suggellare un piccolo grande rito italiano. Sul condimento però non ha dubbi : "Vongole e bottarga”, che ha un sapore deciso, quasi aggressivo, "anche se per non sbagliare si va sul semplice ed intramontabile aglio e olio, certo, essendo romano, Grigia e Carbonara non si possono dimenticare".

Spogliati gli abiti di scena e indossato il grembiule, ecco le sue cinque  mosse per  gli spaghetti “da conquista”.

-  Per prima cosa, deve essere proprio l’uomo a cucinare: questa è già di per sé una cosa che colpisce, nonostante oggi imperi la figura dello chef-divo, l’uomo ai fornelli ha il suo fascino. 

-  Poi è una questione di odori e di colori, che devono essere colori “carnali”: il rosso vivo del pomodoro, il verde acceso del basilico. È il primo passo per conquistare. 

-  L’ambiente gioca la sua parte, e anche il momento della giornata: mai e poi mai uno spaghetto al mattino presto, a meno che sia la degna conclusione di una lunga notte di bisboccia. 

-  Infine deve riuscire a rilassare: anche se si è in una cucina presi nel cucinare, si deve sempre avere la possibilità di essere sé stessi e quindi di farsi guardare. 

-  E non bisogna dimenticare un pizzico d’ironia, come quando nello spot girato per San Pellegrino scaramanticamente getta il sale dietro le spalle colpendo il compagno di avventura (un gesto che ha inserito personalmente lui nello script originario). 

Ma in verità Favino confessa di non aver mai conquistato una donna con una pasta, anzi l’unica volta che ci ha provato, con delle mezze maniche gamberi e zucchine non riuscite, l’operazione è miseramente fallita. Lo spaghetto resta comunque uno dei suoi must, un formato di pasta che sente suo nell’anima, e a Roma, la sua città, consiglia di andarlo a mangiare da Felice al Testaccio (nella versione tonnarello cacio e pepe) o da Augustarello in via Branca, piccola trattoria in cui ogni tanto ama rinchiudersi.