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Cosa mangiano gli astronauti


Lo chef Stefano Polato svela cosa mangeranno nelle prossime missioni gli uomini dell’Agenzia Spaziale Europea

di Chiara Degl’Innocenti

Dalle lasagne allo sgombro. Anche nello spazio gli astronauti vogliono mangiare come a casa. Il profumo, il colore, il gusto, la consistenza di un piatto ben cucinato riporta la mente indietro nel tempo, abbatte la nostalgia quando si è lontani ed è un momento importante di condivisione. È così per tutti ma soprattutto per i cosmonauti che partono per missioni lunghe, anche di sei mesi. E gli chef dello spazio, che si occupano di tutti gli astronauti europei, lavorano per Argotec, un’azienda di Torino che da un paio di anni è l’unica responsabile europea per il "bonus food" dell’Esa, l’Agenzia Spaziale Europea.

“L’ostacolo principale è stato rendere appagante l’alimento sia dal punto di vista olfattivo che visivo. Oltre che a mantenere il gusto della pietanza come appena sfornata” spiega lo chef Stefano Polato del ristorante Campiello di Monselice (Padova) che dal 2012 lavora con Argotec al menu dell’astronauta Samantha Cristoforetti. “Ogni cosmonauta ha la possibilità di scegliere un bonus food, ossia 3-5 piatti tra i suoi preferiti. Per Samantha (che partirà a novembre con Futura) abbiamo fatto un salto di qualità: abbiamo sviluppato il concetto di sana alimentazione nello spazio. Creare un prodotto buono per il palato va bene, ma è necessario che il cibo sia leggero, di qualità e permetta all’astronauta di affrontare al meglio il proprio lavoro”, continua lo chef Polato.

Per questo alcuni alimenti sono stati sostituiti o eliminati. Il sale e lo zucchero, per esempio, non sono nel menu spaziale. “Il parmigiano, che abbiamo inserito nel piatto di lasagne scelto da Luca Parmitano, oppure le spezie e gli aromi selezionati per Cristoforetti, sono ingredienti che non coprono i sapori come il sale, ma li esaltano. Come il succo di mela estratto a freddo e la purea di datteri che aiutano a dolcificare al posto dello zucchero, oltre che a conservare il cibo”, sottolinea lo chef.

Niente pane in orbita: le briciole potrebbero essere inalate o rovinare la strumentazione. “Per questo abbiamo creato speciali cialde di cereali integrali soffiati con la marmellata per la colazione o barrette energetiche da mangiare come spuntino. Tutte grandi quanto un boccone”, prosegue Polato.

Luca Parmitano, da luglio il primo astronauta italiano a svolgere attività extraveicolari, aveva scelto per la sua missione del 2013 un menu “delle grandi occasioni” composto da lasagne, parmigiana, risotto al pesto, caponata e tiramisù preparati dallo chef stellato di Rivoli Davide Scabin, con la supervisione e la responsabilità di Argotec.

I menu dei prossimi due astronauti, il tedesco Alexander Gerst (in partenza a maggio) e l’italiana Samantha Cristoforetti, sono stati seguiti rispettivamente dallo chef Harald Wohlfahrt del ristorante Schwarzwaldstube im Hotel Traube Tonbach e dallo chef Stefano Polato.

Per i pasti della sua missione Gerst ha scelto tre piatti tipici del suo paese: due varietà di spätzle, gnocchetti con lenticchie e pomodoro e con crema di formaggi e cipolla, wurstel e lenticchie e budino con semolino e frutti di bosco.

A bordo della Stazione Spaziale Internazionale, durante Futura, Samantha Cristoforetti invece gusterà soltanto piatti sani: frutti di bosco, mele, Quinoa (eletto il cereale dell’anno 2013 per il suo alto valore proteico) e sgombro alle spezie e alle erbe aromatiche con un’aggiunta di zenzero che rende il piatto digeribile e ideale da consumare prima di dormire. In un tweet l’astronauta italiana ha aggiunto che la sua dieta sarà completa e bilanciata perché comprenderà anche verdure, pollo, riso integrale gran parte termostabilizzati, ossia pastorizzati o sterilizzati in autoclave.

“Lo space food può essere conservato fino a 36 mesi: l’alimento è sottoposto a termostabilizzazione o disidratazione che aiutano a fermare la carica batterica che altrimenti si formerebbe all’interno del piatto. Per garantire un prodotto buono, come preparato a casa, la nostra ricerca non si ferma mai" dice David Avino, Managing Director e fondatore di Argotec. "Anzi, richiede anche anni di studi che portino a perfezionare tecniche sempre più sofisticate. Per esempio, fino ad oggi il caffè nelle missioni spaziali era solubile. Stiamo lavorando per fare una sorpresa a Samantha e regalarle il piacere di un vero caffè made in Italy".