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Champagne, 11 consigli dalla scelta al brindisi


È il vino più nobile. Per apprezzarlo bisogna onorarlo come un Re. Ecco una mini guida per non sbagliare

di Annalisa Testa

Che sia quella classica, da 750 ml, una magnum (due bottiglie), una jèroboam da tre litri (pari a 4 bottiglie) o una mathusalem da sei litri (cioè 8 bottiglie) per ogni bottiglia di champagne c’è un cerimoniale da rispettare. Piccoli gesti che valorizzano il vino più elegante del mondo, segreti e regole da seguire per diventare perfetti padroni di casa, dalla scelta del prodotto al momento del brindisi. Ecco qui undici consigli tratti dallo Champagne Protocoles de G.H.MUMM, un vademecum digitale in formato App firmato dal designer israeliano Noma Bar.

Scegliere lo champagne giusto

Ogni vino ha il suo momento. Il Rosè può essere servito durante un aperitivo importante oppure in un occasione romantica, dalla sera di San Valentino durante una cena tête-à-tête al momento della proposta, in cui si può anche osare il tappo personalizzato con il suo nome. Il Brut non millesimato mette d’accordo tutti, dall’aperitivo in terrazza al brunch domenicale fino al brindisi per Capodanno mentre il Blanc de Blancs o un Blanc de Noirs, ricchi e ben strutturati sono perfetti per accompagnare una cena a base di champagne.

Non sbagliare la temperatura

Se è troppo freddo, meno di 6°, si rovina il perlage (l’effervescenza), mentre se è troppo caldo, sopra i 14° la schiuma diventa eccessiva. 8° è la temperatura universale.  Per il raffreddamento vietato il freezer, solo frigorifero, nel ripiano più basso, per due ore e mezza. Poi, per il mantenimento della temperatura, si può anche sfoderare il secchiello rigorosamente in metallo riempito fino a 10 cm dal bordi con acqua fredda e cubetti di ghiaccio. Errore grossolano è riporre nel secchiello a testa in giù la bottiglia vuota. Veda caduta di stile. Un trucco per velocizzare il raffreddamento con il secchiello? Aggiungere all’acqua due manciate di sale grosso.


Come stappare la bottiglia
La bottiglia va impugnata dal corpo, e non dal collo, senza agitarla o il rischio di innaffiare gli ospiti è altissimo. Rimuovere il cappuccio metallico e apri il muselet, la gabbietta metallica che trattiene il tappo. Reggere la bottiglia dal fondo e con l’altra mano stappare facendo sibilare il gas. Se il tappo si rompe niente panico, si può aprire con il cavatappi come una bottiglia di vino normale.

La sciabolata

Rituale maestoso e spettacolare che praticavano i cavalieri per festeggiare le proprie vittorie. La bottiglia di champagne ha un punto debole clou tra il filo, la giuntura del vetro, e il collo. È proprio qui che deve essere assestato il colpo con i dorso, e non la lama, della sciabola inclinando la bottigla a 45-60 gradi. A far saltare il tappo non è il colpo ma la pressione contenuta nella bottiglia. E se in casa manca la sciabola basta colpire il filo della bottiglia con il piedistallo di un calice da vino.

Quale bicchiere scegliere
Che sia di cristallo, prima di tutto, e trasparente per esaltarne bollicine e colore. La flûte favorisce la concentrazione degli aromi ma fa il suo grande ritorno la coppa, che riprende la sua centralità anche leggendaria: si narra in fatti che la prima coppa di cristallo per servire lo champagne fu modellata sul seno di Madame de pompadour, la pupilla di Luigi XV. Comunque che sia flûte o coppa l’importante è tenere il bicchiere dallo stelo per non rischiare di riscaldarlo.

Come si serve
La bottiglia si impugna dal fondo, infilando il pollice nella parte concava stando attenti a non coprire con la mano l’etichetta. Il primo bicchiere, riempito per due terzi inclinandolo leggermente, sarà servito alle donne, seguendo una tacita gerarchia d’età, poi è la volta dei gentiluomini.

Come si conserva
Come tutti i vini anche lo champagne continua a evolversi in bottiglia. La trasformazione avviene in base a e temperatura. Importante: maggiori sono le caratteristiche del contenuto (uve d’annata, invecchiament prolungato ecc) magiore sarà il tempo di conservazione. Al contrario brut non millesimati non sono fatti per essere conservati a lungo. Meglio stapparli in fretta.

Con cosa accompagnarlo
Un’intera cena o solo un aperitivo. Lo champagne si sposa anche con i formaggi, brut per i pasta dura o demi-sec con gli eborinati, ma è da sfatare il mito dell’abbinamento con il cioccolato. L’acidità dello champagne infatti non va per niente d’accordo con l’amarezza del cioccolato.

Il brindisi
Prima regola: alzarsi. Poi alzare il bicchiere in alto con la mano destra, lanciare il brindisi e fare un sorso prima di sedersi. Che sia cin-cin, cheers o salute, l’importante è guardarsi negli occhi, non incrociare le braccia e non bere prima che gli altri abbiano finiti di far tintinnare i bicchieri.

Un colpo d’effetto

La fontana di champagne è senza dubbio d’effetto. Basta solo disporre le coppe su un sostegno stabile e i primi bicchieri messi nella posizione della forma che si vuole ottenere: quattro per un quadrato, tre per un triangolo. Una volta sovrapposti si versa lo champagne su quello all’apice, che scorrendo riempirà gli altri bichieri.

Usi alternativi
Dall’innaffiata dei compagni dopo una vittoria al battesimo del nascituro bagnandolo delicatamente con un dito dietro l’orecchio fino all’uso in cucina per sfumare  risotti o impreziosire creme e zabaioni. L’importante è sperimentare.