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Bollicine per capodanno, una selezione non banale


Cinque bottiglie eccellenti, fuori dai grandi circuiti e tutte da scoprire

di Aldo Fresia

Chi è curioso a capodanno è curioso tutto l'anno: facciamoci allora consigliare dagli esperti dell'enoteca Il Secco in modo da procurarci bollicine ricercate e non banali da stappare all'arrivo del 2017.

PIFFER VULCANITE
È un dosaggio zero, dunque molto secco, che ha avuto un affinamento lungo di circa 4 anni (la vendemmia è quella del 2011). La peculiarità è che è fatto a partire da vitigni di Chardonnay e Pinot nero, coltivati su un antichissimo terreno vulcanico che conferisce spiccata mineralità e freschezza. Lo produce l'azienda Neno, nella val d'Adige trentina, sotto le Dolomiti, presso lo sbocco della val di Cembra. È una bottiglia di alta qualità, ma ancora poco nota.

COSTADILÀ
I cosiddetti vini naturali hanno spesso aromi e profumi che richiedono palati preparati: quelli prodotti dall'Azienda agricola Costadilà, una delle migliori cantine del settore, sono invece abbordabili anche da chi è abituato agli spumanti tradizionali. La produzione avviene a Campea di Miane (TV) a partire dalla Glera, l'uva base del prosecco. I vini vengono fatti rifermentare in bottiglia sui lieviti dell'uva e, siccome non vengono filtrati, restano torbidi e con i lieviti depositati nella bottiglia: bisogna dunque rimescolarli scuotendo delicatamente la bottiglia prima di stapparla. Il rimescolamento cambia radicalmente il colore del vino, che raggiunge note arancioni e gialle. Ci sono tre tipologie di Costadilà, il cui nome deriva dall'altezza cui è posizionata la vigna: 450, 330 e 280.

SHALAI
È un demi-sec millesimato, cioè la bolla più dolce che puoi avere, ed è fatto con lo Zibibbo in purezza lavorato secondo il metodo Charmat. Il risultato è un vino dai forti sentori fruttati, dolce ma non stucchevole come certi moscati di bassa fascia: Vinisola, la piccola cantina di Pantelleria che lo produce, utilizza infatti materie prime di qualità e segue una lavorazione attenta e competente. Shalai riposa qualche mese in bottiglia prima di essere commercializzato e questo gli conferisce un corpo maggiore.

STEFANAGO CRUASÉ
Vino completamente biologico prodotto con il sistema di vinificazione detto "ancestrale": in parole povere, le uve vengono raccolte a piena maturazione e la fermentazione si arresta con i primi freddi; l'arrivo della primavera favorisce naturalmente il risveglio dei lieviti e dunque una seconda fermentazione in bottiglia. Trascorsi almeno 24 mesi si procede alla sboccatura e poi all'imbottigliamento. Il risultato è un vino che enfatizza le caratteristiche del Pinot nero, il vitigno utilizzato nel Cruasé: note agrumate, richiami floreali, una punta di acidità. Lo produce Baruffaldi – Castello di Stefanago, situato nell'Oltrepò Pavese.

ASPRINIO
Asprinio non è solo il nome del vino, ma anche quello dell'uva utilizzata. Si tratta di un'uva maritata, nel senso che cresce arrampicata sugli alberi a diversi metri di altezza e quindi va raccolta a mano, salendo sulle scale, gerla in spalla. Come facilmente intuibile, è un vitigno antieconomico e ormai raro (è rimasta giusto una manciata di cantine a coltivarlo). È considerata l'uva più secca d'Italia: le bottiglie sono quindi caratterizzate da una spiccata acidità, ma insieme da equilibrio e piacevolezza. Lo produce la cantina I Borboni, che si trova a Lusciano (CE).

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