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Anfora, la grappa che invecchia nella terracotta


Nasce presso le distillerie Marzadro, con un occhio al futuro dell’eccellenza e l’altro alla solidità della tradizione

di Aldo Fresia

Scendi alcune rampe di scale e arrivi nella cantina della distilleria Marzadro, il regno delle botti. Ce ne sono di grandi e piccole, diverse per legno e per età. Alcune hanno una storia curiosa, ad esempio un paio utilizzate in precedenza per invecchiare il Porto e ora adibite all'invecchiamento di una grappa prodotta esclusivamente per un cliente svizzero. Poi l'occhio si posa su qualcosa di inatteso: non botti di legno bensì grossi vasi di terracotta (capacità: 300 litri). È qui che riposa Anfora.

Questa grappa nasce dall'intenzione di sperimentare nuovi metodi di affinamento senza però smettere di guardare alla tradizione. E la terracotta, utilizzata già nell'antichità per conservare vino e cibo, si è rivelata un'intuizione vincente. C'è voluta pazienza, però.

Un conto infatti è sapere che la terracotta ha una micro ossigenazione doppia rispetto alle botti di legno, discorso diverso è immaginarne l'effetto sulla grappa. Inizialmente sembrava irrilevante, confessa il mastro distillatore di Marzadro. Tempo qualche mese, però, e gli assaggi di prova hanno cominciato ad allargare il sorriso: la terracotta stava contribuendo a una morbidezza ed eleganza uniche. Poteva essere gustata dal pubblico, insomma.

Tra l'altro, l'idea della terracotta è figlia di un percorso che viene da lontano, quello che ha condotto i distillatori ad abbandonare una lavorazione povera, tipica del mondo contadino in cui nasce la grappa, per sposare l'attenzione alle materie prime e a procedimenti capaci di conservare i profumi e i sapori della vinaccia e così facendo produrre distillati che non sfigurano accanto a whisky, rum e compagnia bella.