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La vita privata di Kurt Cobain


In un libro, storia e storie di un animo inquieto

di Alessandra Mattanza

Spesso i veri artisti sono quelli che amano sperimentare, confrontarsi con diversi mezzi di espressione e di creazione. E, in un certo modo, scrivono un’autobiografia grazie al loro lavoro e alle loro opere in una specie di ritratto che riflette un animo inquieto e tormentato. I veri artisti non comprendono la limitazione, la routine della quotidianità, ma vogliono restare, prima di tutto, liberi. Il libro “Kurt Cobain – Montage of Heck” (Insight Editions, 2015), di recente uscito in America, si ispira all’omonimo documentario trasmesso da HBO, ma scava ancora di più in profondità nella vita privata di questo iconico personaggio, cantautore e leader dei Nirvana, rivelando diverse curiosità.

Scritto da Brett Morgen, con la collaborazione di Richard Bienstock, mescola testi, interviste, fotografie, disegni, memorabilia di ogni genere alle originali illustrazioni di Hisko Hulsing e Stefan Nadelman, che interrompono estratti di vita reale a momenti di scene di animazione. L’archivio di Cobain dimostra la sua vena artistica fin da quando era bambino e cominciò a dipingere e tracciare disegni. Comprende cassette di musica, giocattoli, in particolare scimmie di peluche di tutti i generi, scatole a forma di cuore, una collezione di modelli medici di corpi in plastica, teste di bambole mozzate, chitarre… 

“Ci tenevo che il mio documentario rappresentasse l’estetica di Cobain, il libro ne descrive l’intimità vista dall’esterno” spiega Morgen, che dice di essere stato contattato per questo progetto da Courtney Love, la rockstar moglie di Cobain , e dalla figlia Frances Bean Cobain. Nelle interviste parlano la madre, il padre, altri familiari e le persone che gli sono state più amiche, mentre immagini ripercorrono la sua infanzia, la sua passione per la musica fin da teenager, mescolata a un’irrequietezza interiore. Si scoprono trascrizioni di sue registrazioni e discorsi personali, come si esplora la sua attrazione verso la droga, l’alcol e le esperienze forti.

“Voleva divenire una grande rockstar internazionale ed eravamo in competizione continua l’uno con l’altro, ma avevo la sensazione che la nostra musica sarebbe davvero andata lontano” confessa Courtney Love. Ricorda perfino di non averlo preso sul serio quando lui le disse che si sarebbe ucciso a ventisette anni se avesse raggiunto la fama. “Eravamo perfetti insieme, avevamo un’incredibile sincronia, eravamo “anime gemelle”, eravamo favolosi” precisa lei, commuovendosi ancora.

Molto tenere sono le fotografie di Kurt con sua figlia neonata Frances, mentre nelle pagine scorrono le testimonianze di temi privati da parte di chi lo conosceva bene. Cobain viene messo ancora più a nudo in questo libro, ma probabilmente è proprio quello che avrebbe desiderato lui, che amava la schiettezza e l’onestà, verso se stesso e i suoi fan.