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Uovo, performance in festival


Al via la tredicesima edizione, con otto prime assolute e due italiane. Per delineare le nuove geografie del palcoscenico

A incorniciare gli eventi di Uovo Performing Arts Festival sono alcuni appuntamenti importanti con la storia: 200 anni dal Congresso di Vienna, 70 dalla Conferenza di Yalta e dalla Liberazione dell'Italia. Date, si legge nella presentazione, che hanno segnato nuovi ordini, nuovi confini. E proprio su questa parola si ragiona artisticamente: il confine separa e congiunge. Dunque la società contemporanea è obbligata a riflettere su molteplici possibilità di aggregazioni e divisioni, per comporre una nuova geografia dell'arte della performance.

A farlo sono otto prime assolute e due nazionali che vanno in scena sui palcoscenici di Milano, accanto ad altri appunatmenti, tutti collegati dalla sperimentazione indipendente. Caratteristica indelebile di questa manifestazione, infatti, è proprio la proposta di percorsi non definiti, non catalogabili in nessun genere preciso.

Laurent Chétouane, tra i più controversi artisti della danza e del teatro tedesco, nel suo lavoro M!M parla di amicizia e di relazioni sociali attrraverso un repertorio che si muove tra il passato e il presente; gli artisti svizzeri Massimo Furlan e Martin Schick si occupano di confine come attraversamento di uno spazio fisico e linguistico; Cristina Rizzo nella sua performance tra danza e performance musicale dal titolo BoleroEffect mette in scena le sfumature tra generi e confine; l'artista polacca Ramona Nagabczynska gioca tra remix e originalità in un'idea dinamica, mentre mk reinterpreta una precedente coreografia con e-ink.The Old Testament According to the Loose Collective segnala la scomparsa di ogni rigido confine disciplinare; Alessandro Sciarroni con Joseph_Kids oltre a quello fisico elimina anche il confine virtuale, in uno spettacolo per i ragazzi tra i 10 e i 15 anni.

Silvia Costa e Silvia Buschiero parlano del corpo umano e del confine (presunto) tra interno e esterno, mentre Ariella Vidach propone un triplice lavoro di altrettanti giovani coreografi emergenti a cui si aggiunge il suo, Booth, incentrato sul rapporto tra partitura e suono.

E per finire, Uovo à la coque: a pranzo con gli artisti (sabato 28 marzo)

Il tutto, nei teatri Franco Parenti, Fondazione Adolfo Pini, DiDstudio e al neonato Mudec Museo delle Culture.

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Uovo performing arts festival,

Milano dal 25 al 29 marzo