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Ugo La Pietra e Giuseppe Stampone, doppia mostra a Foligno


Due interpretazioni d’artista della realtà attuale

di Micol De Pas

Ugo La Pietra è così, come vedete nella fotografia di apertura: irriverente, ironico, sperimentatore. Un ricercatore, come ama definirsi, nel sistema della comunicazione e delle arti visive che usa la città intera come fonte di ispirazione ma anche come palcoscenico. Le sue ricerche artistiche attraverso varie correnti, dalla Pittura segnica all'arte concettuale, dalla Narrative Art al cinema d'artista, e utilizzando vari medium, approdano alla teoria del Sistema disequilibrante, una declinazione indipendente del Radical design che vuole interpretare segni e strutture della vita quotidiana. Così La Pietra cerca attraverso i suoi lavori di creare un insieme di sollecitazioni per superarne le rigidità. E creare così un catalogo di istruzioni per abitare la città.

E Istruzioni per abitare la città è proprio il titolo della mostra in corso al Centro Italiano Arte Contemporanea di Foligno, che mette in scena opere e ricerche nell'ambiente urbano dal 1969 al 2017. Un viaggio nei mezzi espressivi, nei linguaggi e nei materiali diversi che caratterizzano il lavoro di un personaggio decisamente eclettico, inclusi tre film, “Per oggi basta” (1974), “La riappropriazione della città” (1977), “Interventi pubblici per la città di Milano"(1979), che compongono la sua visione: "Ho sempre guardato la città e gli individui con l'occhio di un antropologo, traendone suggestioni da decodificare criticamente". CIAC Foligno, fino al 30 settembre.

Accanto al lavoro di Ugo La Pietra, si affianca quello di Giuseppe Stampone con la mostra dal titolo Perché il cielo è di tutti e la terra no?, un ragionamento in forma visiva sui diversi significati del concetto di dittaura. Quella del tempo, frenetico, in cui siamo tutti immersi; quella economica che obbliga ampie fasce estremamente povere della popolazione mondiale a migrare e quella della disinformazione. Le tre declinazioni si articolano infatti lungo tre tematiche molto care all'artista, la dilatazione e riappropriazione del proprio tempo intimo, la denuncia del fenomeno migratorio e la battaglia per un'educazione globale. Tra ironia e protesta, come l'opera Linea retta finita, un camion giocattolo con la scritta Emigration Made e un telecomando per muoverlo a ironizzare (cinicamente) sul trasporto dei migranti. Chiude la mostra l'importante lavoro su L'Aquila, dedicato al tragico terremoto.

Ciac Foligno fino al 30 settembre