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Le spie in mostra. A Madrid


Nella città spagnola apre il primo museo a tema

di Luca Bergamin

La spia. È il mestiere più pericoloso del mondo, ma anche uno dei più ammmirati. Tutti gli agenti della Terra da oggi a Madrid hanno un vero e proprio museo. Che raccoglie le armi e gli strumenti più curiosi di investigazione, racconta le tecniche per infiltrarsi all’interno dei gruppi terroristici e della criminalità organizzata. Per la prima volta in assoluto, al Museo della spia di San Sebastian de los Reyes di Madrid, la mostra Infiltrati: Spie, servizi segreti e giornalismo di investigazione svela molti segreti di questa professione che ha ispirato un filone sempre prolifico della letteratura e della cinematografia, molto amato e capace di destare tanto interesse in paesi appunto come la Spagna dove l’Eta ha “costretto” la Guardia Civil a trasformare numerosi suoi agenti in terroristi e a “comprare” collaborazionisti. Nelle sale del museo sono esposti oltre 500 reperti che testimoniano lo sviluppo della tecnologia al servizio delle spie, dagli strumenti di registrazione ai passaporti falsi, dai modi per camuffarsi agli accorgimenti per cambiare identità.

Nell’esposizione si ritaglia uno spazio significativo anche il giornalismo sotto copertura, un’arte che ebbe negli Stati Uniti una grande fioritura, a cominciare dalla fine dell‘800 quando Nellie Bly del New York World diretto allora dal mitico Joseph Pulitzer fu la prima infiltrata.

Altri miti tra i reporter che sacrificarono temporaneamente la propria identità per carpire notizie e accedere a fonti altrimenti impossibili da raggiungere, furono l’americano Humpter Thompson, il britannico Donal Macintyre, il tedesco Günter Wallraff e lo spagnolo Antonio Salas. Tra i pezzi forti del Museo, ci sono i registratori degli infiltrati nella STASI e nel KGB, documenti originali della CIA, alcuni MI6 e altri armi del Mossad israeliano.

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Museo del espia di Madrid

lunedì-venerdì in orario 9-21