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Il ritratto, secondo due artiste. In mostra alla Collezione Maramotti


Nella ex fabbrica di Max Mara a Reggio Emilia, va in scena una mostra a doppio binario: Alessandra Ariatti e Chantal Joffe a confronto

di Marta Galli

Due donne, una italiana e l’altra inglese, dedite all’arte del ritratto, naturalmente introverse e riverse su un mondo intimamente loro, sono le protagoniste di Ritratto di Donne: un dialogo tra i lavori di Alessandra Ariatti e Chantal Joffe negli spazi della Collezione Maramotti.

Non è una novità e la storia ce lo insegna, ma è interessante notare ancora una volta come due artiste, che operano in contemporanea e partono da istanze simili, per le quali l’opera è anche racconto del milieu da cui derivano, giungano a risultati formali abissalmente diversi. Se da una parte le immagini sono nitide, incisive, di un iper-realismo fotografico, dall’altra bastano pochi colpi di pennello a tracciare il disegno, il colore di fondo occhieggia ancora sotto le altre mani, le pennellate sgocciolano in rivoli capricciosi.

Alessandra Ariatti dipinge un mondo che conosce bene di personaggi low-brow che si affermano nella loro dimensione etica ed esistenza fattuale, affondano nella storia locale, quella della campagna padana a cui la stessa artista appartiene. Meticolosamente, ogni giorno e per periodi di tempo prolungati, oltre un anno per la stessa tela, si concentra sul dettaglio che diviene strumento dell’indagine psicologica e interroga le relazioni tra i soggetti ritratti nella medesima scena (Legami non a caso è il titolo della serie). Tutt’altra faccenda per Chantal Joffe che nel ritrarre in diverse fasi della vita la nipotina Moll (oggi sedicenne), scivola sciolta sui dettagli, tracciando la bambina con contorni morbidi e suadenti che fondono i piani e colori che individuano motivi decorativi di matissiana memoria, portando l’attenzione sulla superficie del quadro. A essere ossessiva è la reiterazione del soggetto che cattura a più riprese nella sua evoluzione: prima un esserino perso nella tela, poi solipsisticamente immerso nell’ambiguità dell’adolescenza. È sfuggente Moll, laddove i protagonisti dei quadri di Ariatti puntano lo sguardo allo spettatore e hanno “la durezza hard-edge dei santi rinascimentali”.

Così diverse le storie personali delle artiste stesse: fashion darling, amica di Stella McCartney e degli U2 la Joffe; riluttante alla mondanità del mondo dell’arte l’Ariatti, che rifiuta di dipingere se non con la luce naturale e dopo la Biennale di Venezia nel 2003 era praticamente scomparsa per dedicarsi alla maternità. Due facce di una stessa medaglia, testimoni diverse del loro tempo.

Per chi non ha mai messo piede alla Collezione Maramotti, la mostra è un’occasione non solo per scoprire il lavoro di due interpreti della longeva tradizione del ritratto (che accoglie nomi di chiara fama come Andy Warhol e Alex Katz, Francis Bacon e Lucian Freud) ma anche per visitare la ricca Collezione permanete, raccolta da tre generazioni della famiglia Maramotti e dal 2007 accessibile al pubblico nella ex fabbrica del gruppo Max Mara, dove ha inaugurato parallelamente a Ritratto di Donne la mostra Il Corpo Figurato, remix delle opere in Collezione dedicate alla rappresentazione della figura umana.


Ritratto di Donne

Collezione Maramotti, Reggio Emilia

fino al 12 aprile