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Patrick Tosani, il fotografo che racconta gli oggetti quotidiani


Dettagli, luci e forme inattese dal mondo di tutti i giorni

di Micol De Pas

Che forma ha un cucchiaio? Dipende dal modo in cui lo si guarda. La possibilità di considerare lo stesso corpo in diversi stati a seconda del punto di vista tocca anche le cose: uno stesso oggetto può avere forme e significati diversi.

L'esempio più ecclatante di questo spostamento della realtà lo hanno dato i surrealisti, con quel Ceci n'est pas une pipe, Questa non è una pipa, la frase scritta sotto al disegno proprio di una pipa nell'opera di Renè Magritte. Un sogno, appunto. Ma anche una realtà concreta: quella non è una pipa. Per mille ragioni, non ultima quella più banale: si tratta di un disegno, non certo di una "vera" pipa.

E poi. E poi la storia dell'arte custodisce declinazioni di questa idea lungo la linea del tempo. Fino ad arrivare al lavoro fotografico di Patrick Tosani. Che, con La forma delle cose, compie un vero e proprio lavoro di fabbricazione: attraverso l'analisi dei volumi, dei dettagli e dello spazio, utilizza la fotografia come mezzo per potenziare la visione e per sfidare la percezione, al punto da creare forme nuove a partire da quelle esistenti. Stando alle parole dell'artista, "L'oggetto non è quello che sta davanti a noi, ma quello che colpisce i nostri sensi".

Così, tra i vari scatti, vedremo Talons (tacchi) del 1987, Cuillères (cucchiai) 1988, Masques (maschere) 1998 e Planètes (pianeti) 2015: un viaggio nella storia del lavoro di Tosani, attraverso la messa in scena e la creazione di nuovi significati applicati agli oggetti quotidiani. Che diventano, grazie al suo sguardo, forme e spazi sorprendentemente inusuali.

La mopstra è ospitata al Museo di Fotografia Contemporanea, Mufoco, di Cinisello Balsamo (Milano) che partecipa alla XXI Triennale 2016 21st Century Design After Design. Il Design della Globalizzazione.

Fino al 12 settembre, Mufoco, Cinisello Balsamo