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Paolo Rossi nei panni di Arlecchino


In scena la Commedia dell’Arte del Terzo Millennio

Il titolo di questo spettacolo potrebbe essere Opinioni di un Arlecchino. Parola di Paolo Rossi, che è in scena in questi giorni con il suo Arlecchino, ispirato, prima di tutto, al romanzo di Heinrich Böll, Opinioni di un clown: "Certo, nell’opera di Böll, il clown si serviva di una maschera per far critica a un paese che stava nel cuore di un miracolo economico; per il mio Arlecchino la situazione è capovolta", spiega Rossi.

Ma il punto centrale è il medesimo: fare luce sulla realtà. Niente di nuovo per Paolo Rossi che ha fatto di questo sguardo il nodo centrale di tutti i suoi spettacoli, al punto che il suo Arlecchino è al contempo un'incursione nel mondo della Commedia dell'Arte, e in quello attuale, senza mai togliersi però una maschera, la sua. Quella che veste da sempre, amata dal suo pubblico, di irrivirente lunare e funambolico.

Opinioni di un clown è dunque il punto di partenza per raccontare i giorni nostri di un Paolo Rossi - Arlecchino del terzo millennio: nevrotico e surreale (coperto di post-it colorati al posto delle pezze di stoffa della maschera originale). Fare della Commedia dell'Arte uno spettacolo contemporaneo è la sfida lanciata dal palcoscenico. Improvvisazione e interazione con il pubblico incluse.

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Paolo Rossi, Arlecchino

CRT Teatro dell'Arte, Milano, fino al 31 gennaio e dal 17 al 22 febbraio

In scena Emanuele Dell'Aquila alla chitarra, Alex Orciari al contrabbasso e Stefano Bembi alla fisarmonica, canzoni originali di Gianmaria Testa. Lo spettacolo è stato scritto con Riccardo Piferi.