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Oscar, cronaca di un’eleganza misurata


Chi c’era, i colori, le cadute di stile, i dettagli e qualche ragionevole dubbio

di Nicolò Minerbi

Gli Oscar vanno ad annate. Come i vini. Anni col botto, anni da mani nei capelli. E anche quelli da mani in tasca. Come questa 86esima edizione che, in ritardo solo sul nostro Renzi presidenziale, sdogana le mani in tasca ma in formato gran galà. Rompe il ghiaccio Chiwetel Ejiofor e poi lo seguono gli altri. Ma iniziamo con calma, inutile spingere che c'è posto per tutti. La festa comincia col freno a mano tirato, lo si capisce immediatamente già durante il red carpet, con l'arrivo dei primi divi sul tappeto rosso. C'è voglia di austerity nell'aria, causa venti di guerra incalzanti: lo si vede dai vestiti delle stelle, che non brillano di luce propria e che riescono ad disinnescare anche le bombe più sexy, da Amy Adams in giù. Lunghi, fasciati, come tendaggi chiusi, sipari calati. E se scollatura dev'essere, allora che venga mostrata al netto dei gioielli.

Al bianco e nero, i colori di rito alla serata degli Oscar (che, tanto per essere precisi, a Los Angeles inizia all'ora della merenda), si aggiungono il rosso Dior di Jennifer Lawrence, che a detta degli astanti meno politicamente corretti "la invecchia", e il blu navy della Adams che col suo Gucci chiude il cerchio, completando il tricolore della bandiera USA. Patriottismo casuale? Forse no, visto che l'intenibile Ellen DeGeneres, che più che presentatrice è attore e protagonista (e che, arrivata alla sua seconda conduzione dichiara che la terza sarà ancora meglio), comincia proprio ironizzando sul caso russo, che viene liquidato in due battute: "tutti sanno che abbiamo avuto qualche problema: c'è stata la pioggia" - risate - " ma stiamo tutti bene, grazie" - altre risate e fine. E comincia la baraonda.

Cadute di stile.
Matthew McConaughey che sfoggia una giacca bianca col taglio giusto rovina il tutto col gilet nero che neanche i barbieri di Siviglia mettono più. Si salva in corner col bacio "tantapassione-amoremio" alla moglie Camila a premio aggiudicato. Will Smith: i più dicono che abbia perso la bussola. Perché con barba mal fatta, l'America su queste cose non transige, e foulard(ino) spiccio si va a Miami e non a Hollywood. A un certo punto arrivano tre pizze per gioco. Un Brad Pitt in tuxedo si alza e serve un po' di gente, entrando di diritto nella hall of fame dei sogni erotici. Se non fosse che Twitter infrange il tutto mostrando il bel Brad che s'ingozza, ma per davvero: che incubo. Adams e Scorsese perdono due statuette già vinte, ci rimangono malissimo. E fanno di tutto per darlo a vedere. Brutta scena. Bill Murray pensando di essere fuori campo, ma invece no, si lascia andare a flautolenze varie, vistosamente. Solo lui lo può fare. Se rosso no, il cartellino è almeno giallo.

Dettagli dal red carpet.

Lupita Nyong'o sfoggia un cerchietto, inutile ma scenico. Un effetto speciale che sa di ballo delle debuttanti. Cominciato sicuramente col piede giusto (nel suo caso). Black ribbon, nastro nero all'occhiello del film editor di Gravity. Mark Sanger sfoggia tristezza da tutti i pori per la collega morta durante le riprese.
Colpi di scena (e anche di genio). L'effetto "mamma mia" è in pole position. Roba che neanche l'Italia dei mammoni avrebbe saputo trasformare in un tormentone così. Citata ben tre volte da tre vincitori diversi, dimostra che la mamma è sempre la mamma anche nei paesi anglosassoni. La dedica più toccante, quella di Jared Leto. Samsung, sponsor tech della serata, piazza in mano alla DeGeneres uno smartphone bianco che ogni due per tre viene tirato in ballo. Ma c'è una volta che le vale tutte. Quella della selfie da Oscar. Coi migliori complimenti al marketing.


Chiude la lista, anche se la poteva benissimo aprire, la dedica di Sorrentino che cita Maradona davanti a una platea di americani. Una cosa come quel cucchiaio di Totti che tutti pensavano "ma mica lo farà davvero". E invece è gol.

I ragionevoli dubbi.
Il Los Angeles Times accoglie DiCaprio al grido di "speriamo che questa sia la volta buona". Fino ad adesso il fatto che non abbia mai vinto un Oscar era un problema suo personale, ma ora che l'ha fatto perdere pure a Scorsese si tira in ballo la scaramanzia. Che Cate Blanchett con la statuetta in mano abbia ringraziato tutti dalla "a" alla "zeta" passando pure per la "t" di truccatrice ma abbia dimenticato di cominciare con Allen è stato visto dai più come un "per me sei stato solo il mio regista". Che adesso che sono rispuntate le vecchie accuse a luci rosse contro il Woody nazionale è meglio tenere le distanze.