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Niki de Saint Phalle al Grand Palais


A Parigi l’attesa retrospettiva sulla grande artista franco-americana

di Marta Galli

Dici Niki de Saint Phalle e il precipitato della mente evoca immagini di parco giochi o monumenti paffuti e danzanti, spalmati di scampoli di ceramiche e vibrante colore. La storia che c’è dietro ha un livello superiore di complessità e forse la retrospettiva sul suo lavoro, attesa da vent’anni e oggi al Grand Palais di Parigi, serve a ricostruire i pezzi di una narrazione che si era persa in immagini da cartolina, come quella del Giardino dei Tarocchi, a Garavicchio, in Toscana, per esempio, un luogo che raccoglie nella natura verdeggiante una ventina di sue sculture, alcune abitabili. La mostra mette in luce, anche attraverso diversi pezzi inediti, un’opera eclettica in termini di linguaggi e materiali, ma profondamente autobiografica, come per Frida Kahlo prima di lei e, più di recente, per l’inglese Tracey Emin

Ecco qualche dettaglio della sua vita e della sua opera, che restituisce l'artista nascosta dietro l'immagine stilizzata.   

Una tarda epifania:  Al secolo Catherine-Marie-Agnès Fal de Saint Phalle, Niki è una ragazzina inquieta che si trova continuamente a cambiare scuola. Rossa di capelli e molto bella, avvia una carriera di modella per riviste internazionali, si sposa (al primo matrimonio ne seguirà un secondo con l’artista Jean Tinguely) fa due figli e finisce all’ospedale psichiatrico. Si scoprirà in seguito, dalla sua autobiografia, che la piccola Niki de Saint Phalle, undicenne, era stata violentata dal padre, un aristocratico francese. È allora, durante la permanenza in clinica che inizia a usare la pittura come terapia. Senza un'educazione artistica formale si ispira a Gaudi, Dubuffet, Pollock. 

Per un colpo di fucile:  Niki de Saint Phalle è stata annoverata tra gli esponenti del Nouveau Realism, unica donna del gruppo, in seguito ai suoi “shooting paintings”: performance durante le quali l’artista, infilata in una tuta bianca e degli stivali neri, (oppure qualcuno in sua vece) con una carabina spara a rilievi in gesso o a delle tele riempite di sacche di colore. Se la contendono gli americani, nello specifico il movimento New Dada e, in effetti, Niki de Saint Phalle risente dell’influenza di Jasper Johns e Robert Rauschenberg.

Le Nanas:  “Nanas” sono le sculture che l’hanno resa famosa: prorompenti, colorate e vitali figure femminili, che dipinge su stralci di carta o si materializzano in sculture. Niki de Saint Phalle si appropria di un appellativo “patriarcale” (il termine francese “nana” corrisponde all’italiano “pupa”) e nomina così le sue creature, rappresentazioni di una femminilità arcaica, giocosa e infantile che nasconde un mistero.

La femminista:  Prima delle ‘rrriot girls’ e del ‘girl power’ dunque c'era il ‘Nana Power’. Il corpo femminile nelle mani di Niki de Saint Phalle è una facile miccia. Nel 1966 presenta una monumentale scultura dal titolo Elle: lunga 28 metri, alta 6 e larga 9, ritrae una donna distesa sulla schiena come nell’atto di partorire, che contiene in un seno un planetario, nell'altro un bar. Si entra dalla vagina. Niki de Saint Phalle intuisce il potenziale della donna come vittima e carnefice. Le femministe la acclamano, lei fa l’apologia della società guidata dalle donne. Ma infondo non è solo il sesso debole a interessarle. È la paladina delle minoranze, molti suoi lavori sono un monito antirazzista.

   

Niki de Saint Phalle, Grand Palais, Parigi, fino al 2 febbario 2015 - al Guggenheim Museum di Bilbao, dal 27 febbraio al 7 giugno 2015