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Milano PhotoWeek: il talk di Icon e Icon Design


Finissage alla Fondazione Catella con un incontro sul ruolo della fotografia in ambito editoriale

di Giuliana Matarrese

La Milano Photo Week, alla quale Icon e Icon Design hanno partecipato con la rassegna diffusa Fotografare storie, cinque mostre d'autore, si è conclusa ieri sera.

A tirare le somme, discorrendo dell'utilizzo della fotografia nell'editoria durante il talk Magazine a confronto La fotografia, le riviste, i giornali: cosa è cambiato, cosa cambierà, sono stati il direttore di Icon e Icon Design Michele Lupi insieme a tre ospiti d'eccezione, il fotografo con base a Los Angeles Ramak Fazel, il giornalista de La Stampa Piero Negri Scaglione e l'art director del maschile francese L'Optimum Aldo Buscalferri.

L'incontro è andato in scena alla Fondazione Riccardo Catella (sulle sedute Chateau d'Ax, sponsor della serata come delle cinque mostre, insieme a Eletech, che ha messo a disposizione proiettori ad altissima definizione), accompagnato da una mostra video wall sintesi dei lavori esposti nelle cinque esposizioni promosse da Icon e Icon Design nelle gallerie dell'Innovation Design District, lungo le linee guida dettate dal titolo: cos'è cambiato e cosa cambierà.

Se si è passati da una sorta di ubriacatura tecnologica, ora si guarda al passato dell'analogico, che consente, grazie a tempi più lunghi del digitale, una certa ritualità e un discorso a tre tra fotografo, macchina e soggetto ( "Al San Francisco Art Institute dove insegno", ha raccontato Ramak Fazel, "gli iscritti ai corsi di fotografia analogica lavorano una settimana su un singolo scatto"). Senza trascurare le nuove piattaforme, che consentono ai giovani di esprimersi in maniera più libera e veloce: "Chi ha idee e capacità, trova spazio, e effettivamente sa produrre lavori di altissima qualità, sia in ambito video sia fotografico", ha spiegato Aldo Buscalferri. 

Quel che è definitivamente tramontato è l'era dei fotografi superstar e delle produzioni faraoniche: ora compito della fotografia è raccontare. Storie, anche molto minute.

"Se in passato si incontravano le celeb unicamente sulle copertine delle riviste, da un po' di anni, grazie soprattutto alle campagne di Armani, i personaggi sono ritratti sui manifesti pubblicitari che incontriamo per strada. Da quel momento in poi, il ruolo dei magazine è cambiato, per orientarsi verso storie particolari, che coinvolgono la vita reale", ha spiegato Michele Lupi.

Per condurre il discorso verso la conclusione: il futuro dei magazine è quello di diventare quasi dei libri, degli oggetti da conservare e tornare a leggere anche a distanza di tempo. Sono le book-a-zine, libri-rivista, accessori che raccontano il mondo, senza perdere la propria, unica e singolare identità.