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McDermott e McGough: l’arte della macchina del tempo


In mostra i lavori dei due artisti americani che tornano in Italia dopo 20 anni e sognano di vivere nel passato.

di Marta Galli

Erano i dandy dell’East Village e quando arrivarono a Napoli nel 1986 per la mostra dal gallerista Lucio Amelio prevedevano di rimanere due settimane e poi si trattennero per 5 mesi, affascinati dalla decadente villa fin-de-siècle che li ospitava, dal Golfo di Napoli e il Vesuvio sullo sfondo.

David McDermott e Peter McGough dipingevano in maniera old fashioned, facendo dell’anacronismo una missione, e chiamavano le loro opere “macchine del tempo”. Venivano retrodatate coerentemente con la scena ritratta. Le fotografie erano realizzate e stampate con attrezzature e tecniche da primo novecento.

Ma anche la loro vita stessa, il loro abbigliamento, le loro abitudini sembravano disegnate su un passato ideale. Per cui in casa non avevano nulla che fosse realizzato in plastica, i mobili erano del XIX secolo, illuminavano l’oscurità con un lume di candela. La sbornia degli anni ’80 li rese ricchi, ma vivere nel passato ha un costo, specie quando si vuole abitare in un castello fuori New York ed è così che i due, finiti in bancarotta, decisero di trasferirsi a Dublino, anche se McGough sarebbe rientrato di lì a poco, mentre McDermott oggi ha la cittadinanza irlandese.

David McDermott e Peter McGough, dopo Amelio e dopo la mostra da Gian Ferrari a Milano nel 1994, tornano in Italia per la terza volta con la personale Luce azzura e astratta alla M77 Gallery. Sono esposti tre corpi di lavori: fotografie dal sapore vintage che utilizzano la tecnica della cianotipia, dipinti dove “i riferimenti a Jackson Pollock si intrecciano con i cartamodelli usati dai sarti”, come nota il curatore della mostra, Michele Bonuomo, e lavori mixed-media che si appropriano dell’immaginario del cinema hollywoodiano.

Abbigliato come un gentilhomme campagnard l’uno, intento a conversare con il pubblico all’inaugurazione della mostra, e come un gentlemen edoardiano l’altro, impegnato a firmare cataloghi, McDermott e McGough rifiutano ostinatamente, e a ragion veduta, di vivere il presente a cui sono stati destinati. “Ho visto il futuro e non sono intenzionato ad andarci”, ha affermato David McDermott perentorio. Della serie: la vita come opera d’arte.


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David McDermott e Peter McGough, Luce azzurra e astratta,  M77 Gallery, Milano, fino al 15 maggio