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Lina Bo Bardi in Triennale


Una mostra a Milano celebra il centenario dell’architetto di origine italiana rielaborandone l’eredità

di Marta Galli

Quando voleva portare l’attenzione su qualcosa, un dettaglio, un particolare nei suoi schizzi, disegnava una mano con il dito indice puntato. Così, una mano in cartone con l'indice teso sostiene stralci degli scritti di Lina Bo Bardi, oggi celebrata alla Triennale di Milano con la mostra Lina Bo Bardi: Together

Italiana, cresciuta nei ranghi del modernismo, la Bo Bardi fece del Brasile la sua patria elettiva e seppe immergersi nella cultura popolare del Paese, promuovendola a ogni livello e in ogni disciplina, dall’architettura, alla scrittura, alla curatela: “Quando nasciamo, non scegliamo nulla, nasciamo per caso. Io non sono nata qui, ho scelto questo luogo per vivere. Per questo, il Brasile è due volte il mio Paese, è la mia ‘Patria per Scelta’ […]”, scrisse. Incline a mescolare alto e basso e all'interdisciplinarità, per la Bo Bardi l'architettura non poteva che essere popolare, come la libertà vera è solo quella che si realizza collettivamente.

Chi si aspetta una mostra tradizionale, non troverà la classica scansione antologica del lavoro dell’architetto, ma un’elaborazione sofisticata del suo lascito nell’installazione dell’artista Madelon Vriesendrop, moglie di Rem Koolhaas, nel lavoro del film-maker Tapio Snellman e della fotografa Ioana Marinescu, che la curatrice, Noemí Blager, ha voluto riunire per raccontare lo spirito di Lina in un'esposizione immersiva, emozionale e stratificata. 

Ecco che Vriesendrop è volata in Brasile per scovare oggetti dell’artigianato locale e realizzare, all'interno del Museu de Arte Popular do Unhão a Salvador de Bahia, una serie di worshop, molti con i bambini, autori degli oggetti in cartone e materiale riciclato in display. Sellman mostra invece nel suo video lo straorinario progetto brutalista di Bo Bardi, SESC Pompéia, e il formicolare della vita che vi si svolge e, infine, le fotografie di Ioana Marinescu raccontano la famosa Casa di Vetro di San Paolo: un edificio leggero, attraversato dalla natura circostante, dove Lina Bo Bardi morì nel 1992, e oggi sede della fondazione a lei intitolata.

In mostra anche la Bardi's Bowl Chair, per la prima volta prodotta a livello industriale dalla Arper di Treviso, che ne ha acquistato il progetto, in un'edizione limitata di 500 pezzi (in vendita in esclusiva da Spotti per l’Italia) i cui proventi finanzieranno l'Istituto Lina Bo e P.M. Bardi. 

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Lina Bo Bardi: Together, fino al 5 Ottobre, Triennale, Milano