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Lee Miller: fotografa e musa


Una coproduzione americana ed europea celebra la modella prediletta da Man Ray che divenne reporter di guerra.

di Marta Galli

Stava attraversando la strada quando venne salvata dal traffico da Condé Nast in persona e un mese dopo il suo volto era sulla copertina di VogueLee Miller è forse il caso più straordinario di modella trasformatasi in fotografa. Straordinario per le connessioni che la giovane ebbe con i fotografi d’avanguardia dell’epoca e perché le sue fotografie, scattate durante la Seconda Guerra Mondiale, sono documenti intimi di rilevanza storica. Oggi, una mostra organizzata dall’Albertina Museum di Vienna in collaborazione con NSU Art Museum Fort Lauderdale ne riscopre la storia attraverso una grande quantità di materiale inedito.

I più la ricordano come musa, quale fu certo per fotografi come Edward Steichen o Arnold Genthe, ma soprattutto per Man Ray con cui studiò fotografia una volta trasferitasi a Parigi. È lì, nella capitale europea che Miller entra in contatto con i surrealisti, ne assorbe il linguaggio. Esemplare un aneddoto che racconta sia stata lei a recuperare una foto dal cestino di Man Ray, un suo ritratto che il fotografo riteneva venuto male, e ritagliando la sezione del collo ne fece una perfetta opera d’arte surrealista.

Nel 1940 Lee Miller comincia a lavorare per Vogue come fotografa di moda, ma già due anni più tardi ottiene l’accredito per partire in guerra come reporter. Molti dei suoi scatti saranno censurati, come quelli che mostrano le riserve di napalm che erano considerate segreto militare. Miller sarà testimone degli orrori dei campi di concentramento e scriverà nella corrispondenza con il giornale: “In Germania non potevano non sapere…”. Nel 1945 viene internata nell’appartamento di Adolf Hitler a Monaco durante l’occupazione degli Stati Uniti (in quei giorni viene scattata la foto che la ritrae in vasca da bagno con gli stivali sporchi di fango in primo piano): sarà quella l’occasione per indagare attraverso le conversazioni con i vicini di casa e portieri sullo stile di vita del Furer, decostruendone il mito. L’ultimo suo lavoro, prima di abbandonare la macchina fotografica, sarà un reportage dall’ospedale per bambini di Vienna, innocenti vittime della guerra. Si ritira poi in Inghilterra, con il secondo marito Roland Penrose. 

The indestructible Lee Miller, NSU Art Museum, Fort Lauderdale, fino al 28 febbraio