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I paesaggi onirici e visionari di David LaChapelle


Il fotografo americano espone a Roma le opere della raccolta “Dopo il Diluvio”

di Luca Bergamin

David LaChapelle è un fotografo pop. Prima gli esordi nel mondo della moda che gli diedero fama e successo planetario. Poi l’incontro e l’illuminazione con Michelangelo nella Cappella Sistina e con l’arte antica romana che spinsero l’artista americano a ridefinire i confini della sua forma espressiva. Le sue opere diventano via via oniriche, concettuali, visionarie. Le figure umane – in principio icone dello star system – piano piano spariscono e i luoghi non luoghi come le stazione petrolifere in mezzo al deserto prendono il sopravvento. E si colorano di luci potentissime.

Dopo il Diluvio, la mostra che il Palazzo delle Esposizioni gli dedica dopo 15 anni di lontananza da Roma, è una tappa importante per capire l’evoluzione umana e artistica di questo fotografo surrealista che assomiglia sempre di più a un pittore del contemporaneo. Sensibilissimo alla bellezza ma anche desideroso di provocare emozione e stupore, LaChapelle elettrizza le sue immagini, dà la scossa a luoghi apparentemente ammuffiti quali alcuni musei e chiese. E le figure umane, quando ci sono, si mostrano carnali, lascive.

“Non ho più nulla da aggiungere, ho già detto e dato tutto”, così ha detto l’artista statunitense commentando la sua decisione di ritirarsi a vivere su di un’isola nell’Oceano Pacifico. Eppure le cento immagini, alcune mai esposte prima, che si possono vedere al Palazzo delle Esposizioni non appartengono affatto a un autore che ha scelto l’isolamento. Dicono invece che LaChapelle ha ancora molto da raccontare e che il suo mondo immaginifico emana una forza di attrazione irresistibile perché la realtà che rappresenta ha qualcosa del sogno. Che piace a tutti magari fermarsi a una stazione di rifornimento come quelle della serie Gas o andare a visitare una delle sue Cattedrali. Almeno con lo sguardo e  con la fantasia.

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Dopo il Diluvio, David LaChapelle

Palazzo delle Esposizioni, Roma, sino al 13 settembre