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L’America in mostra: Ryan McGinley e Rashid Johnson a Bergamo


Doppia mostra al GAMeC dedicata a due maestri della scena statunitense contemporanea

di Micol De Pas

Raccontare l'America oggi è il fil rouge di questa mostra, che porta alla Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo due protagonisti della scena artistica statunitense mai prima d'ora presentati in Italia: Ryan McGinley e Rashid Johnson.

Due sguardi completamente diversi, eppure complementari, segnano le tappe di un percorso tra fotografia e altri mezzi espressivi, che si snoda in due mostre indipendenti, ma capaci di restituire - insieme - uno spaccato del panorama d'Oltreoceano. Cinque ragioni per non perdere questo appuntamento.

- Le quattro stagioni di McGinley. La mostra procede in quattro stanze diverse, ognuna dedicata a una stagione e scandite dal ritmo visivo della musica di Vivaldi, Le quattro stagioni, appunto. Così ha concepito l'esposizione il curatore Stefano Raimondi, che spiega: "In ciascuna sala si susseguono orizzonti, colori, musicalità e atmosfere diverse ma legati gli uni agli altri".

- Sulla natura e sull'uomo. McGinley ha raccontato la controculutra degli anni 90, affondando le sue radici nella Beat Generation e nei suoi testi di riferimento. In particolare, lo influenza Henry David Thoreau con Walden: il racconto dell'uomo nella natura, del suo istinto a trovare l'equilibrio tra sé e il mondo in cui vive. Con un tocco di romanticismo, espressamente dichiarato dall'artista: "Quello che facciamo è estremamente romantico", ha sottolineato. E i suoi scatti fotografici lo rappresentano perfettamente. I soggetti sono immersi nell'ambiente in cui sono ritratti e la ricerca cromatica accentua il rapporto quasi simbiotico tra i due elementi. Con una ricerca pittorica dello scatto. "Essendo un fotografo sei sempre in cerca di colori (...) nello stesso modo in cui un pittore deciderebbe un colore con cui dipingere, io cerco i colori nei luoghi".

- Tra storia e finzione. Per Rashid Johnson, storia e finzione dialogano inevitabilmente tra loro e se l'artista, come sottolinea lui stesso, è un viaggiatore nel tempo, la sua opera è "Come un mezzo o un portale per riscrivere la storia in modo efficace, non come una revisione, ma come un lavoro di finzione". Ecco, questo in sintesi il lavoro dell'artista afroamericano. Che si muove continuamente tra biografia, storia e presente, lanciando idee per il futuro.

- Un unicum. L'allestimento è organizzato in un unico ambiente, proprio per consentire al pubblico di immergersi in tutte le opere esposte immediatamente. Al GAMeC sono raccolti inediti e pezzi storici per completare una lettura sia intima sia universale del suo lavoro, che parla di poesia, di cultura afroamericana e di influenze più recenti, come i Public Enemy e Bill Cosby, in particolare nel libro Fatherhood. Tra i suoi lavori, video, sculture, dipinti, installazioni, si può fare un doppio viaggio nella personalità di Johnson stesso e nella storia, attraverso la scelta di materiali particolari: sapone nero, la cera, le piastrelle in ceramica, la carta da parati, gli spray smaltati e ancora libri, vinili, gusci d’ostrica, burro di Karité, ferro, piante.

- Doppia visione. McGinley e Johnson, insieme per la prima volta in Italia, raccontano da due punti di vista diversi lo stesso mondo. La fotografia concepita in modo pittorico da McGinley e le multiformi creazioni dello scultore, videomaker, pittore e performer Johnson dialogano per formare un affresco della storia decente degli Stati Uniti.

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Ryan McGinley e Rashid Johnson

GAMeC, Bergamo, dal 19 febbraio al 15 maggio