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Joan Jonas all’Hangar Bicocca


Una mostra antologica a Milano dedicata a una delle figure chiave della performance e della video art dagli anni sessanta

di Marta Galli

Uno scricciolo di donna, con gli zigomi pronunciati e gli occhi azzurri, Joan Jonas ha 78 anni ed è una delle pioniere nella storia della performance e della video arte. Le sue opere sono talmente iconiche da essere entrate a far parte delle 14 rooms - la serie dedicata alla pratica performativa presentata da Klaus Biesenbach e Hans Ulrich Obrist durante la più recente edizione di Art Basel: in Mirror Check l'artista nuda si ispeziona accuratamente il corpo con uno specchietto tondo, a distanza ravvicinata dallo spettatore.

Joan Jonas si avvia all’arte negli anni sessanta quando - come ha raccontato tempo fa - “non erano molte le esponenti del gentil sesso nel mondo dell’arte”. I suoi role models erano pertanto le donne scrittrici. E non c’è bisogno di scomodare Freud per rintracciare nella sua opera - in particolare in una prima fase - il tentativo di indagare l’identità femminile, specie in relazione alla comparsa di media quali la televisione. Lei stessa ricorda come una delle sue opere più precoci avesse per protagonista una figura di donna dal volto mascherato, vestita di veli e gioielli.

Ora, la mostra Light Time Tales all’HangarBicocca di Milano, “quasi una retrospettiva”, come suggerisce il curatore Andrea Lissoni, è un’antologica che riunisce per la prima volta in Italia molti dei lavori più importanti dell’artista americana (Volcano Saga, Reanimation, Mirage, Waltz) e che, facendo a meno della scansione cronologica, procede in maniera ciclica: elementi ricorrenti si inseguono, mentre lo spettatore attraversa la stanza fluttuando tra i video in una battigia di sensazioni. Il mastodontico e buio spazio post-industriale dell’Hangar è rischiarato da una via lattea di 19 opere. E proprio lo spazio, così caratterizzato e atipico per chi, come lei, è uso a tutt’altro sfondo, ha costituito la sfida principale attorno alla quale l’esposizione ha preso forma, dopo una “danza di prop, video e pareti” – riferisce Lissoni – “che ha infine condotto alla configurazione attuale”.

Quando le domandano se sia lecito rintracciare l’influenza della mitologia nordica nella sua opera risponde assertiva: la sua arte si situa sul crinale tra quotidianità e magia, tra folclore e rito, farcita dell’esperienza antropologica dell’incontro con diverse culture che poi stratifica, e traduce nei lavori in maniera non letterale, il più delle volte multimediale, passando agevolmente da un linguaggio all’altro. L’aspetto sonoro nella mostra è preponderante, e scrive una storia che si sovrappone a quella delle immagini, si tratti di musica jazz o elettronica, di poesie lette ad alta voce o semplicemente rumore.

Tra meno di un anno ritroveremo Joan Jonas in Italia alla 56° Biennale d'Arte di Venezia, dove è stata convocata per rappresentare gli Stati Uniti.


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Joan Jonas, Light Time Tales, HangarBicocca, dal 2 ottobre al 1 febbraio 2015

La performance Reanimation accompagnata dal musicista jazz Jason Moran si terrà il 21 ottobre