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Jeroen Robert Kramer, la gentilezza del quotidiano


Storie minime, private e poetiche da Beirut. In mostra ad Amsterdam

di Micol De Pas

Le parole del fotografo sono precise: "Voglio che il mio lavoro si occupi della vita ordinaria. Voglio la delicatezza, la poesia e la gentilezza del banale: ne ho abbastanza della ricerca dello spettacolare".

Così racconta il suo lavoro Jeroen Robert Kramer, già fotografo del New York Times, olandese di casa a Beirut, che nel 2008 ha deciso di abbandonare il reportage di guerra per documentare la vita in forma più intima e poetica. Quattro anni dopo pubblica infatti un libro dal titolo Beyrouth Objets Trouvés, un racconto di città attraverso storie minime, private, ma capaci di narrare un'intera città, Beirut.

Questo libro è stato una sorta di lavoro preparatorio di Une femme, realizzato nel 2014 e ora in mostra ad Amsterdam. Si compone di diversi protagonisti, che però non sono mai ritratti in foto. La loro presenza è raccontata attraverso l'ambiente in cui vivono, ciò che li circonda. Si comincia da Khiar, un signore anziano che vuole dare voce al silenzio. Anzi, no: vuole passare dal clamore della guerra al silenzio. E lo fa attraverso gli oggetti. Così Kramer fotografa gli oggetti di Khiar per comporre questo lavoro. Ma il dubbio resta: sono veramente di Khiar quelle cose?

La domanda non trova risposta e lo spettatore rimane in cerca di dettagli e di conferme che non troverà. Per giungere all'unica conclusione possibile: la verità è irrilevante.

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Jeroen Robert Kramer, Une femme

Huis Marseille, Amsterdam, 12 marzo - 5 giugno